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L’arte di legare le persone

L’arte di legare le persone

Paolo ispeziona per la prima volta il nuovo reparto psichiatrico genovese, è lì che dovrà lavorare. È un giovane medico con tante certezze e desiderio di far bene. Ha finito il giro, ma non ha trovato le stanze per i colloqui. Domanda il perché e gli astanti, tutti stupiti, gli rispondono che non c’è, che i colloqui si fanno in camera del paziente, che non ci sono soldi e che nessuno lo ha mai chiesto. Dovrà arrangiarsi con lo sgabuzzino delle scope o la sala da pranzo. In pompa magna i dirigenti ospedalieri arrivano per inaugurare il reparto, complimentandosi per quanto sono ampie le stanze dei pazienti. Non è questo che serve, metri cubi di vuoto, pochi i ricoverati. C’è solo il giornaliero clangore delle chiavi che serrano le porte. Meno pazienti, meno soldi da spendere, ecco quello che conta, la psichiatria è l’eterna Cenerentola della Sanità. Passano gli anni e Paolo lascia il Centro di Salute Mentale per passare alla psichiatria d’urgenza, al Reparto 77. Un corpo a corpo giornaliero con i pazienti. Crisi psicotiche, tentati suicidi, autolesionisti e depressioni sono le espressioni quotidiane dell’animo umano. Persone che vanno contenute, ascoltate, accolte...

Paolo Milone è uno psichiatra genovese che ha lavorato per quarant’anni in un Centro di Salute Mentale prima e poi in un reparto ospedaliero di Psichiatria d’urgenza. L’arte di legare le persone è il suo primo libro. Il protagonista, ispirato a se stesso, racconta la quotidiana routine di un ospedale genovese. Ci sono medici, infermieri, pazienti, conoscenti, passanti, appartamenti e carrugi. È la vita di chi sta dentro o fuori, da una parte o dall’altra di quella linea convenzionale chiamata normalità. Il libro è diviso in capitoli composti di frammenti numerati, che lasciano il tempo di riflettere, immergendosi nelle tensioni o negli sconvolgimenti della mente dei pazienti e nei pensieri del dottore, che, fuori dal reparto, ha anche la sua vita privata. L’arte di legare le persone sorprende, rapisce, scuote e non lascia indifferenti. È un libro che trascende le ideologie, le dottrine e i sacri principi della medicina, che affonda lo sguardo nella materia della malattia mentale e se ne fa contagiare. La follia è vista nel suo paradosso, così simile a quello dell’esistenza di tutti gli uomini. Contenere è una delle azioni fondamentali della psichiatria e non solo meccanicamente. Contenere è riunire la persona, ricomporla, specie durante una crisi psicotica acuta. Lo psichiatra deve raccogliere questi pezzi, come in un abbraccio e la persona deve avere il tempo di ricostruire il suo corpo, per tornare un unicum. “La psichiatria è all’ottanta per cento una posizione etica. Il restante venti per cento un mestieraccio”, dice Milone. Significa che gli psichiatri si trovano spesso in situazioni in cui bisogna prendere una decisione che riguarda un’altra persona in tempi brevissimi. Persona, che, però, non è in grado di dire cosa le serve per stare meglio. Continuamente devono affrontare problemi e dilemmi di tipo etico e spesso i parenti non aiutano. Perché possono avere un’idea diversa rispetto al paziente e al suo bene o non capire la complessità di certe situazioni o peggio negarle. Ci sono tanti modi di immaginare la psicosi, Milone la vede come una situazione che imprigiona la persona e bisogna proprio andarla a prendere. Ha un’immagine della psichiatria molto fisica, interventistica, la lontananza dal paziente non è prevista. L’arte di legare le persone indaga la malattia mentale in modo asciutto e intenso, senza retorica e con qualche provocazione qua e là. Bella è la suggestione della sovracoperta Autoritratto con camicia da Egon Schiele, ma altrettanto potente potrebbe essere La pazza di Giacomo Balla: questa donna, con gli occhi rivolti verso chi guarda, incute silenzio e rispetto. “Gli animali feriti si nascondono in una tana e si leccano le ferite: Psichiatria è una tana”.