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L’aspetto della Sibilla e il ricatto del pane

aspettosibilla

Un uomo – un padre – si ammala a causa del proprio lavoro, fino a perderlo… Daria e Icaro frequentano l’Accademia delle Belle Arti a Venezia e sono coinquilini. Lui è un tipo estremamente solitario, che per la prima volta – se escludiamo che da bambino (era stato adottato) si confidava col suo cane Tip Tap – si trova a condividere qualcosa con qualcuno, e per di più con una donna. Anche Daria è affettivamente sola, poiché non si è mai sentita amata, nemmeno da sua madre: “erano l’una per l’altra come il fango che si toglie dalle scarpe”… A un musicista – un sassofonista – viene offerta una seconda possibilità: insegnare musica a Mestre. Per lui significa, anche, rivivere un passato doloroso: “penso che per fare musica non ci voglia un metodo, ma un’inquietudine”… Venezia: un padre e una figlia ebrei ritornano sugli orrori del passato, rivivendo l’abominio delle leggi razziali… Un padre, complici le tenebre notturne, ricorda i suoi genitori – riprende tra le mani il cappello di suo padre – e rivede sé stesso nei propri figli… Claudio è alle prese con un nuovo impiego (“il posto”) e gli stessi nuovi colleghi – una in particolare: Bianca – non gli rendono la vita facile…

La silloge di tredici racconti (di cui sopra sono stati menzionati solo alcuni) di Renzo Favaron riporta in auge l’interiorità, il non detto, il subconscio dei personaggi. I dialoghi lasciano spazio, in queste mini-storie, ai pensieri, ai ricordi – dolci o tristi che siano –, ai fondali dell’animo umano. Il lavoro è, spesso, il cardine intorno a cui ruotano le storie, le vite dei protagonisti. Sia esso una necessità, che rende sfruttabile e sfruttato il lavoratore, o un tentativo (più o meno vano) di crescita per la persona. La prosa è lineare e pulita, monda dalle complicanze, prosegue asciutta e snella, si lascia attraversare nella sua trasparenza. I personaggi, nel bene e nel male, cambiano, crescono o si evolvono. Come nella vita, niente resta fermo e uguale a sé stesso. Nonostante la brevità dei testi, il cambiamento vive nei racconti e cresce con essi, seguendo (o inseguendo) la rapidità del nostro quotidiano, così monotono quanto straordinariamente mutevole. Vengono carezzati temi profondi con levità, come planando su di essi, ottenendone una visione fugace, ma, allo stesso tempo, d’insieme. Il contrasto generazionale e la perpetuazione dei medesimi errori, il lavoro a ogni costo perché tutto ha un costo sono il leitmotiv di questi racconti. La professione e l’affettività la fanno da padrone, quali aspetti salienti della vita umana. Tutto sembra cambiare e, nel mutare, tornare sempre un po’ all’origine di sé, nei racconti, come nella vita.