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L’assassino del Marais

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Scozia, 5 aprile 1892. Lady Fanny Hope Pebble sta per tirare il cordone che serve per chiamare la servitù - Jennings ha dimenticato di alimentare il fuoco - ma la vista di un’auto che risale il viale la blocca. Chi potrà mai essere a quell’ora di sera? Dalla morte di Lord Pebble le uniche visite che riceve sono quelle del pastore Anthony e del dottor Barley, ma entrambi vanno da lei in genere al mattino. Lady Fanny richiude i lembi dello scialle sul suo petto e si pone in attesa, mentre il gatto Taby, appena rientrato da un’escursione serale in giardino, le si pone in grembo e affonda le sue zampette nella gonna della padrona. Vestito in una livrea celeste, calze bianche e scarpe con fibbia, Jennings sembra il personaggio di un dipinto. Compunto e preciso accompagna l’ospite, Antoine du Houssoye, fino alla stanza in cui si trova lady Fanny, che osserva e valuta con curiosità quell’uomo magro e abbronzato, con la barba corta e i baffi all’’insù che tanto lo fanno assomigliare a D’Artagnan. Il signor Antoine, come ha già avuto modo di spiegare in una lettera recapitata a lady Pebble tempo prima, è alla ricerca di un oggetto appartenuto al defunto fratello di Fanny. La donna gli spiega di aver fatto dono a diversi musei delle raccolte di erbari del fratello e di aver lasciato agli amici più fedeli dell’uomo i pezzi di ordine privato, tra cui anche l’oggetto cui Antoine è interessato. Dopo avergli fornito l’indirizzo e l’identità del beneficiario, che vive a Parigi, Fanny congeda l’ospite e si perde nella contemplazione delle braci del camino. Ecco perché non si accorge della figura che, con mani guantate, scavalca la finestra e atterra sul tappeto, con una rivoltella in mano. Il silenzio della notte è lacerato da una detonazione mentre Taby, con un miagolio rauco, si appiattisce sotto un comò. Parigi, 8 aprile 1892. Gli abitanti del quartiere, al riparo dal freddo pungente, sonnecchiano. Anche Taša sta ancora dormendo, con il cuscino stretto sulla guancia e Victor, rannicchiato contro di lei, la osserva, ignaro del fatto che durante la notte, i ladri si sono intrufolati nella sua libreria e nell’appartamento di Kenji Mori, suo socio nonché padre putativo…

Una coppa ricavata da un teschio di scimmia e tempestata di brillanti. Un oggetto, la cui valenza simbolica è inversamente proporzionale all’irrilevante valore economico, che passa di mano in mano e lascia dietro di sé una lunga scia di morti ammazzati nella Francia della fine dell’Ottocento, con i suoi sapori, i suoi colori e l’atmosfera magica del quartiere del Marais. Il quarto romanzo della serie che vede come protagonista Victor Legris, libraio e investigatore di rue des Saints-Pères, nato dalla fantasia di Liliane Korb e Laurence Lefèvre - due sorelle parigine che si nascondono dietro lo pseudonimo di Claude Izner - è ambientato nella primavera del 1892, stagione in cui la bellezza della città in fiore dovrebbe inondare di luce ogni animo umano. In realtà, disorientamento e sbigottimento sono i sentimenti che animano gli abitanti della Ville Lumière, sconvolti da una serie di crimini, uno dei quali coinvolge direttamente la libreria di Victor e l’appartamento del suo socio Kenji Mori, messo completamente a soqquadro dai ladri, che si limitano tuttavia a rubare un oggetto apparentemente di scarsissimo pregio, ma di considerevole valore affettivo per il proprietario. Victor e il suo commesso Joseph si mettono immediatamente sulle tracce dei malviventi, per tentare di recuperare la refurtiva, ma si impaludano in un clima di reticenza e sospetto, inasprito da una serie di delitti tanto efferati quanto inspiegabili che rallentano parecchio le loro indagini. Tra inseguimenti nei vicoli della città e corse mozzafiato tra un arrondissement e l’altro sulle tracce di un losco figuro che si muove in sella ad un velocipede; tra suonatrici di organetto e amori con pittrici russe; tra appostamenti e foto che raccontano la condizione dei minori inseriti nel mondo del lavoro - Victor è un fotografo appassionato e approfitta della situazione per effettuare una ricerca sulle conseguenze della nuova legge introdotta nel 1892 che innalza l’età minima lavorativa ai tredici anni e limita l’orario di lavoro a dieci ore giornaliere -, l’indagine poliziesca viene condotta affiancando intuizioni e ragionamenti all’azione vera e propria, in un crescendo di suspense, fino alla scoperta della verità. Variegata e interessante la scelta dei personaggi che affiancano Victor e Joseph nel loro percorso, tra i quali la meravigliosa città di Parigi - in un periodo caratterizzato da brillanti scoperte scientifiche, riguardanti anche l’evoluzione dell’uomo, cui si affiancano i timori per le azioni sovversive degli anarchici – occupa una posizione di rilievo. Un romanzo godibilissimo, un piacevole salto nel passato consigliato a chi ami trame poliziesche calate in periodi storici ben connotati e raccontati con estrema cura.