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L’assedio

lassedio

Sotto lo Stato Pontificio del quale Roma è Sacra capitale imperversano i “bulli”, “li coatti” (i soggetti sottoposti a regime coatto di polizia), ciascuno con il proprio rione giurisdizionale nel quale amministrare vita e malavita. Niente di organico. È dopo il 1870 che arriva un Potere, quello dello Stato Sabaudo, che necessita di un controllo che sappia conciliare l’ordine pubblico della città con lo svolgimento degli affari necessari a una nuova classe politica. Male. I caporione di Roma sono recalcitranti. Anarchici, selvaggi, forse romantici, è ancora “gente de cortello e dde còre”. Ma la mala romana è dura da addomesticare, bisognerà aspettare gli anni ’60 prima di avere un ammazzamento per rapina comune, la banda Cimino. Roma non è Milano né Torino: a Roma tutto si aggiusta. Ma poi? Qualcosa nel “Potere” comincia a cambiare. E il “Potere” cerca interlocutori sul territorio. I lavori sporchi. I palazzinari, i voti alla Democrazia Cristiana a garantire la stabilità del Sistema che appoggia qualsiasi cosa sia controllabile a fronte dell’incontrollabile, a costo di concessioni ai criminali. Il baluardo contro le derive sovversive manovrate in alto: meglio la criminalità comune che le eventualità rivoluzionarie. E allora meglio la banda della Magliana con tutti i collegamenti coi NAR, le contiguità tra destra e criminalità comune, fino ad arrivare a “Er Cecato”, alias Massimo Carminati e “Mafia Capitale”…

Un lavoro certosino di ricerca e sintesi storica dei fatti inerenti la Roma criminale. L’estrema meticolosità degli accadimenti e il richiamo agli stralci di verbale riportati va a scontrarsi purtroppo con la disattesa necessità di una disamina organica del narrato. L’immane e prezioso lavoro di ricerca del Professor Enzo Ciconte risente purtroppo del difetto d’approccio che spesso riguarda i docenti universitari alle prese con una pubblicazione che esuli dalle materie d’esame: elenchi di accadimenti, stralci di verbali, estratti documentali, note bibliografiche in coda mai esplicative e mancanza di una visione organica che azzardi un’analisi del contesto ed una ipotesi d’interpretazione circostanziale. È come affrontare il “Sacco di Palermo” a suon di Determine comunali e testi di concessioni edilizie senza spiegare o ipotizzare il perché si stesse verificando il fenomeno in oggetto. Tanto materiale utile per chi già è addentrato nello studio della materia senza alcuno stimolo per chi vi si approccia per la prima volta. Un piccolo appunto: definire una famiglia criminale Sinta (sì, si può coniugare) come di “origine nomade” è un errore: se il nomadismo fosse un’origine, i Tuareg e i pastori anatolici parlerebbero la stessa lingua. Non è così. Nessun Sinto ha “origine nomade”, tantomeno se risiede in Italia dal XV secolo. Nessuna vocazione al nomadismo anche se vorremmo che quelle famiglie criminali, ripeto criminali, nomadassero una volta per sempre e per il bene di tutti, nostro di Sinti in primis. Un grande riconoscimento al Professor Ciconte per il grande lavoro di raccolta e di acquisizione documentale, ora ci aspettiamo qualcosa di più: un’analisi storica. E non è chiedere troppo. È ora di sapere quello che sappiamo già tutti, basta rompere l’assedio. Almeno per chi era già scafato quarant’anni fa… Quaranta.