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L’atlante dei posti sbagliati

L’atlante dei posti sbagliati

Mancano due giorni a Natale. Mamush posa la valigia ai piedi della scala che conduce alle camere da letto e la madre gli comunica che Samuel, l’uomo che gli ha fatto da padre, si è tolto la vita. Nato negli Stati Uniti da madre etiope, Mamush è un giornalista o almeno lo è stato per un periodo. Questo viaggio doveva rappresentare una rimpatriata con la famiglia che non rivedeva da cinque anni e anche l’occasione per far conoscere suo figlio alla nonna e allo pseudo-nonno. Ma Hannah ed il bambino sono rimasti a Parigi. Il loro è un matrimonio in crisi, che entrambi fingono di non dover affrontare, perché la vita si è complicata all’improvviso: poco dopo il primo compleanno, il piccolo ha cominciato a rallentare i movimenti, fino a smettere del tutto per ore intere. Non c’è un nome per quello che gli accade o almeno non c’è ancora. Così Mamush e Hannah hanno smesso di chiedersi se sono felici, se sono diventati chi sognavano di essere e soprattutto se hanno sposato la persona che desideravano. La notizia di Samuel lo lascia sconvolto, Mamush sapeva benissimo che in realtà era suo padre, anche se nessuno aveva mai fatto mai nulla affinché lui lo considerasse davvero tale. Eppure Samuel aveva sempre fatto parte della sua vita, in un modo o nell’ altro; e anche quando aveva sposato Elsa, lei gli aveva subito chiarito che in casa loro era sempre il benvenuto, senza preavviso. Ora, non resta che mettersi in viaggio: per capire, per ricordare, o forse solo per non stare fermo…

Dinaw Mengestu, scrittore etiope naturalizzato statunitense, si è distinto anche come giornalista, scrivendo articoli sulla guerra in Darfur e sul conflitto nel nord dell’Uganda. Nei suoi romanzi mantiene costante l’attenzione sull’identità dei migranti, sospesi tra il paese di origine e quello di adozione, nonché sugli episodi di razzismo e l’esilio imposto. L’atlante dei posti sbagliati è un romanzo che parla di legami familiari, di distanze e di viaggi – non solo geografici, ma anche interiori - che mirano a colmarle. Mengestu mescola con delicatezza immaginazione e realtà, concretizzando la distanza tra ciò che veramente diciamo e ciò che avremmo voluto dire. È come se mettesse su carta il flusso della memoria: la versione parallela delle nostre giornate, quella che esiste solo nella mente, dove gli eventi accadono come avremmo desiderato. Nella scrittura di Mengestu, i dialoghi scorrono in modo obliquo, filtrati da silenzi, metafore ed oggetti. I personaggi si parlano senza guardarsi, si cercano senza trovarsi del tutto. La narrazione procede così per cerchi concentrici, alternando vissuto, presente ed immaginato, nel tentativo continuo di recuperare il passato, per rendere finalmente abitabile il presente, grazie ad una mappa interiore di luoghi che finiscono per formarci, anche quando non li scegliamo.