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L’attentato

L'attentato

È l’estate del 1894 quando nel remoto villaggio bosniaco di Obljaj una contadina di nome Nana – dopo una giornata di duro lavoro nei campi e nella stalla – dà alla luce un gracile neonato che quasi tutti credono sia destinato a non sopravvivere. Vorrebbe chiamarlo Špiro in ricordo di suo fratello morto, ma il pope del villaggio non ne vuole sapere e lo battezza Gavrilo, dato che in quel 13 luglio la Chiesa ortodossa festeggia l’arcangelo Gabriele (Gavrilo, in bosniaco). Il padre del neonato, Petar Princip, il postino del paese, è d’accordo con il pope: è un uomo molto devoto, rispetta tutti i digiuni e non si perde una liturgia. Il bambino, inaspettatamente, sopravvive. Petar non vuole che rimanga a Obljaj a lavorare la terra nella più cupa ignoranza e senza nessuna prospettiva, sogna invece di mandarlo alla scuola ufficiali di Sarajevo. Nel 1907 con Gavrilo e suo fratello maggiore Jovo, l’ingenuo postino cavalca fino alla città per coronare questo sogno. Il caso vuole che si fermino dal negoziante Jovo Pešut per comprare della biancheria per il ragazzo e che questi – quando viene a sapere delle loro intenzioni – chieda scandalizzato: “Non manderai mica tuo figlio in un’istruzione in cui imparerà a rinnegare ciò che è, in cui diventerà nemico del suo popolo?”. Pešut, fervente patriota, convince Petar a iscrivere invece Gavrilo alla scuola commerciale, promettendo anche una raccomandazione. E così Gavrilo Princip non si arruola nell’esercito austroungarico soltanto per un incontro fortuito con un negoziante del quartiere di Baščaršija. Coincidenze. Alla scuola commerciale comunque il ragazzo non si trova affatto bene e dopo un paio d’anni decide di passare al liceo: per preparare l’esame da privatista prende lezioni da uno studente di Medicina di nome Marko Maglov, che oltre alle materie di scuola gli insegna gli ideali progressisti e il gusto per la ribellione. Coincidenze. Qualche tempo dopo il fratello Jovo troverà una sistemazione a Gavrilo presso la pensione della vedova Stoja Ilić, che ha un figlio che fa il maestro elementare: Danilo Ilić, l’uomo che nel giugno 1914 organizzerà l’attentato a Francesco Ferdinando. Coincidenze…

Il 28 giugno 1914, giorno di San Vito e festa nazionale serba, l’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria, e sua moglie Chotek von Chotkowa, duchessa di Hohenberg, vengono colpiti a morte mentre percorrono in automobile le strade di Sarajevo tra la folla festante da due colpi di pistola esplosi da Gavrilo Princip, un nazionalista nemmeno ventenne membro del movimento Mlada Bosna (Giovane Bosnia), che viene subito arrestato dalle forze dell’ordine. Appena un mese dopo l’uccisione della coppia, il 28 luglio, l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia, scatenando la Prima Guerra Mondiale, un conflitto militare senza precedenti nella storia che vede la mobilitazione di oltre 70 milioni di uomini e causerà la morte di oltre 9 milioni di soldati e almeno 5 milioni di civili. Miljenko Jergović – originario proprio di Sarajevo malgrado da molti anni viva a Zagabria – è considerato uno dei più importanti scrittori balcanici: i suoi libri sono stati tradotti in una ventina di lingue e si sono aggiudicati numerosi premi letterari, tra cui nel nostro Paese il Grinzane Cavour nel 2003 e il premio Tomizza nel 2011. Qui affronta uno degli episodi-cardine della Storia europea e mondiale innanzitutto raccontando due “vite parallele”, quelle di Princip – patriota o terrorista a seconda dei punti di vista – e quella di Franz Ferdinand, erede al trono che suscitava ben pochi entusiasmi a corte per il suo carattere e soprattutto per il suo matrimonio ritenuto troppo modesto (infatti fu autorizzato dall’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria solo a certe condizioni: la sposa non avrebbe goduto dello status di reale e i figli della coppia non avrebbero dovuto avanzare pretese al trono, un compromesso davvero umiliante). Ma la biografia è solo una delle chiavi di lettura de L’attentato: Jergović alterna forme letterarie molto diverse tra loro – saggio storico, romanzo, flusso di coscienza, pamphlet – e cambia spesso protagonista e di conseguenza punto di vista, dando vita ad un esperimento narrativo intrigante e complesso, dal gusto molto balcanico.