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L’attesa

lattesa

Jin-A è convinta di aver abbandonato sua madre, ma la verità è differente. Pur essendo una scrittrice da oltre vent’anni e aver pubblicato opere che hanno riscontrato un certo apprezzamento dal pubblico, le entrate economiche sono ancora instabili e non le è più possibile pagare l’affitto dell’appartamento in cui abita a Seul. Si è pertanto trasferita in campagna, ma la madre non ha voluto seguirla. La madre, Gwi-Ja, è la tipica donna che ha lottato contro il destino senza mai arrendersi, neppure adesso che, ormai molto anziana, presenta i tipici acciacchi dell’età e ha più passato alle spalle che futuro davanti a sé. Nulla potrà convincerla a lasciare il suo piccolo appartamento a Seul perché è l’indirizzo che ha fornito alla Croce Rossa per essere contattata nel momento in cui ritroveranno il marito e il primogenito, da cui la guerra di Corea l’ha separata ormai 70 anni prima. Se la sua amica avrà la possibilità di incontrare sua sorella, rimasta al Nord, durante la ventunesima giornata del ricongiungimento familiare intercoreano, perché non potrebbe accadere anche a lei? E in questa attesa i ricordi tornano ai tempi passati, a prima che si sposasse e nascesse il suo adorato Sang-Il…

Questo racconto a fumetti tocca con grazia e sentimento, ma non sentimentalismo, il tema della separazione delle due Coree e, soprattutto, di quella di intere famiglie durante la fuga dai conflitti armati che hanno insanguinato il Paese ancora in ginocchio dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’occupazione giapponese. Partendo da uno spunto autobiografico, l’autrice prova a tratteggiare il concetto di attesa, benché sia difficile da comprendere sia a livello razionale che emotivo. Infatti come è possibile vivere una vita comunque piena - benché non la si consideri quella “vera” - nel tempo che trascorre in attesa di quello che avrebbe potuto e dovuto essere e che si è continuato a cercare? Possono esistere, nella stessa persona, una vita generata dalla necessità e una originariamente più reale della prima ma irrealizzabile a causa di eventi incontrollabili e incomprensibili? È forse la speranza di poter rendere reale ciò che non lo è la forza che permette di andare avanti? Con disegni semplici e al tempo stesso di grande impatto, dove il colore nero non è un solo riempitivo di sfondo ma è un elemento “graffiato” e incompleto dentro il quale si svolgono le vicende, l’autrice descrive la quotidianità di una vita ottenuta a caro prezzo e la forza racchiusa nell’attesa del domani.