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L’attico

L’attico

Jasmine, presa dalla sua gravidanza inaspettata che ha travolto e stravolto la sua vita, riesce a sopportare meglio il dolore per la morte di Zara. Il tempo passa piuttosto velocemente in attesa dell’evento e soprattutto con la preparazione all’evento, tra corredini (neutri, non conoscendo il sesso del nascituro) e attrezzature necessarie al trasporto, pappa, nanna e bagnetto del nuovo arrivato. Finché all’alba del 4 agosto le si rompono le acque e Jasmine vive per ore un lungo e doloroso travaglio, tanto che alla fine i medici decidono per il taglio cesareo. Non si rende nemmeno conto che è già il 5 agosto ed è il primo anniversario della morte di Zara, l’amore della sua vita. Viene riscossa da un pianto che le rompe i timpani, mentre medici e infermiere le stanno facendo i complimenti per la splendida bambina che ha messo al mondo. Lei concorda perfettamente perché alla prima occhiata si è già innamorata follemente e senza riserve di sua figlia, un grufoletto pieno di capelli corvini arruffati, pelle chiara e liscia, due guanciotte rosse e un caldo sguardo bruno. Il primo “problema” che si presenta è il nome: Jasmine non è affatto come le altre mamme che non si fanno cogliere impreparate, ma hanno una discreta lista di opportunità tra le quali scegliere. Tra l’altro fino alla nascita non sapeva il sesso del nascituro. Comincia così a pensarci e inevitabilmente la prima idea è di chiamare sua figlia Zara, ma poi si convince che così facendo darebbe poco significato alla vita di sua figlia, consegnandole qualcosa di non suo. Studia l’etimologia del nome Zara e ne scopre il significato di “Luce che sorge”. Comincia così a pensare: Luce, Aurora... finché un giorno vede sorgere il sole dalla finestra della sua camera e ha una rivelazione. Alba è proprio il nome più adatto alla sua piccola!

La trilogia è conclusa e attraverso questa abbiamo visto crescere le ragazze che ora affrontano le proprie vite, senza appoggiarsi più l’una sull’altra. Jasmine sta superando a fatica il trauma per la morte di Zara, ma sua figlia l’ha aiutata moltissimo e ora nuovi orizzonti e una nuova vita le si sta spalancando davanti. I suoi diari, che riprende in mano su suggerimento della sua psicologa, le mostrano come il tempo passato abbia operato per il meglio nella sua personalità: è cambiata molto ed è diventata una donna che non credeva di essere! È un po’ lo stesso effetto che la trilogia ci mostra della sua autrice. Jada Rubini è giovane, entusiasta, piena di idee. Si potrebbe dire anche testarda, perché caparbiamente insegue le sue scelte e le porta a termine, mostrando a tutti la volontà di sfidarsi e migliorarsi a ogni sfida. L’attico, ultimo volume della serie, non manca di sorprendere e di emozionare. La scrittura si è fatta ancora più ricca, le espressioni accattivanti, la ricerca stilistica raffinata. Se proprio dobbiamo fare un appunto, ma che poi appunto non è assolutamente, è quello di alcuni blocchi che fermano una lettura altrimenti scorrevole. Non fraintendiamo, si tratta soltanto di piccoli inciampi, forse il fatto di soffermarsi un po’ troppo in tutto quello che riguarda la maternità. Certo inaspettata, ma comunque sempre voluta e sappiamo tutti benissimo che cosa rappresenti un figlio, come ci si perda volentieri dietro questi esserini meravigliosi, osservandoli, annusandoli, immaginando il loro futuro, amare ogni singolo centimetro del loro essere, senza riserve, però ci sono dei momenti, soprattutto nella prima parte del libro che un po’ si blocca lo scorrere piacevole della storia. Piccole cose, in mezzo a tanta positività, perché adesso che la trilogia è conclusa, Jada è “libera” di volare oltre, verso quel salto definitivo che la consacrerà scrittrice di grande talento.