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L’atto altruistico di respirare

L’atto altruistico di respirare

Michael Kabongo è un insegnante di origini congolesi-britanniche. Proprio questo ultimo elemento segna una spaccatura apparentemente insanabile nella sua vita: lui avverte infatti di non appartenere ad alcun luogo. Non si percepisce come un completo congolese, ma al contempo il mondo anglosassone gli pare ancor meno casa sua. Prende allora una decisione drastica e definitiva: licenziarsi e poi, con tutti i risparmi al completo (9021 dollari esatti), andare negli Stati Uniti. Non ha una meta chiara in America, o almeno non una meta geografica; girerà dunque liberamente, sino a quando esaurirà il denaro; a quel punto sì: quando non avrà più un soldo, la farà finita del tutto: questa è in fin dei conti la sua unica meta reale. Se però già dalla partenza incontra alcune difficoltà in aeroporto, Michael non può ancora sapere che sulla propria strada troverà moltissime persone che lo aiuteranno ad aprire gli occhi sulla sua esistenza, e che soprattutto gli faranno comprendere quanto la salute mentale e l’equilibrio psichico siano, in ultima analisi, il motore del mondo e delle sue stesse scelte…

J.J. Bola nasce a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) nel 1986, e cresce poi a Londra nel corso di una vita non semplice. Da ex rifugiato ora è ambasciatore dell’Agenzia ONU per i Rifugiati e ha partecipato anche al Forum economico mondiale di Davos nel 2018. Oltre all’attivismo, però, ha fatto della scrittura e della poesia la propria vita. In questo romanzo, teoricamente opera di fantasia, sono ben evidenti i riferimenti alla sua esperienza e a tutti quegli argomenti che più lo hanno segnato. Partendo infatti dalla questione dell’identità, sino ad arrivare alla salute mentale, il romanzo affronta, ripercorre e rielabora quello che è stato il suo cammino. Bola stesso ha dichiarato in un’intervista rilasciata al “Los Angeles Times”: “Lottavo contro la depressione nella tarda adolescenza e all’inizio dei vent’anni, non sapendo in quale direzione stesse andando la mia vita. C’era un senso di instabilità nella mia situazione di vita e nella situazione a casa. Ho incontrato allora la poesia – non ero cresciuto facendo cose creative – e mi sono innamorato della scrittura”. Questo è dunque un romanzo che affronta di petto molte delle problematiche contemporanee con cui si trovano a impattare gli ex rifugiati e non solo, ma riesce al tempo stesso ad avere anche un buono stile. Se è pur vero che in più di un’occasione i temi sociali e morali hanno la meglio sulla scrittura, in fin dei conti è una lettura di buona qualità anche sotto il punto di vista letterario.