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Laura Antonelli - L’amore, l’incanto, l’oblio

lauraantonelli

Sabato, 16 febbraio 2013. C’è la luna piena con una luce così intensa che sembra bussare alle tapparelle di casa sua. Ma Laura da ore, o forse da anni, preferisce il buio, quello che la protegge e la culla, impedendole di farsi domande e, soprattutto, di cercare risposte. Il buio la difende da quei demoni che non ha più voglia di vedere. Nel pomeriggio è andata a messa, nella chiesa che si trova poco lontano dalla sua abitazione. Ha pregato Gesù, gli ha chiesto di restarle accanto, perché è l’unico conforto che nell’ultimo periodo riesce a sentire. Per cena ha preparato un po’ di minestra con il brodo di dado, ma non l’ha finita. Anche se si è molto appesantita – anzi, agli occhi di chi la guarda è diventata una vecchia cicciona - non mangia granché, perché non ha mai molto appetito. Ora accende la TV, un piccolo apparecchio anarchico che a volte decide di non sintonizzarsi su qualche canale oppure, peggio, smette di funzionare all’improvviso, e pensa che è passato parecchio tempo dall’ultima volta che l’ha fatto. Ma stasera è importante che lei si sintonizzi su Rai 1, perché c’è la finale del Festival di Sanremo e proprio in questo momento sul palco si sta esibendo Simone Cristicchi, con il brano La prima volta (che sono morto). In realtà il cantante avrebbe voluto presentarsi nella città dei fiori con un brano diverso, intitolato Laura e dedicato proprio a lei, Laura Antonelli, icona del cinema italiano prima e mito caduto nel fango del pettegolezzo e della cattiveria gratuita poi. La prima volta che ha ascoltato il brano, Laura è tornata per un attimo a quello che è stata un tempo, una donna che ha fatto scelte sbagliate e inconsapevoli, e le ha pagate tutte. E ora non vuole tornare a pensare a quelle scelte. Questo è il motivo per cui ha confessato a Cristicchi che, per quanto il brano fosse bellissimo, lei non era ancora pronta a sentirlo su quel palco e tra quei fiori. Ha impiegato tempo per uscire di scena e ritornarci ora significherebbe aprire ferite che ancora non sono del tutto guarite…

Un lungo monologo interiore, che si dipana nell’arco di una notte e scava nelle pieghe più nascoste di un animo tormentato, quello di un’icona cinematografica degli anni Settanta, incapace di reggere le luci della ribalta, che possono far splendere così come accecare. Laura Antonelli, protagonista indimenticata del film Malizia, sex-symbol senza tempo e protagonista di film d’autore girati da registi del calibro di Bolognini e Visconti, è fotografata nella sua umile casa di Ladispoli, sul litorale laziale a nord della capitale, in una sera del febbraio 2013, mentre assiste alla serata di chiusura del Festival di Sanremo, quella durante il quale Simone Cristicchi, se lei non lo avesse dissuaso, avrebbe presentato una canzone scritta apposta per lei. È una donna schiacciata dal dolore e dal tempo quella che Sara Gazzini - voce radiofonica e scrittrice fiorentina - offre al lettore in un ritratto che mette in luce la ricerca disperata di oblio e, insieme, l’affannoso bisogno di amore di una donna affascinante e complessa, che è riuscita a conquistare, attraverso un corpo rotondetto esibito nella sua innocente nudità, ricchezza, amore e successo e con altrettanta rapidità li ha persi, mangiati dalle pressioni di un mondo che mostra solo i suoi lustrini ma è fatto in realtà di stanze buie nelle quali è facilissimo perdersi. E il buio nel quale la Antonelli è rimasta intrappolata si chiama dapprima cocaina, poi prigione, infine depressione. Una caduta rovinosa alla quale la sensibilità e l’ingenuità di fondo dell’attrice non hanno saputo tener testa. Le pagine del libro, bellissime perché raccontano i pensieri più profondi di un animo tormentato che solo nella preghiera riesce a trovare un poco di pace, presentano le passioni, gli abbandoni e i ritorni che hanno accompagnato la vita di Laura: l’amore tormentato con Jean-Paul Belmondo, la fragilità di una donna che non è mai riuscita a sentirsi adeguata rispetto al ruolo che di volta involta interpretava, non sul set ma nella vita, e la difficoltà a perdonarsi dopo ogni caduta, in quel percorso accidentato e pieno di buche che è l’esistenza. Una storia malinconica che evidenzia il potere dell’amore, e soprattutto della mancanza di esso, nel percorso di chiunque, anche di una star a cui non serve lo scintillio dei lustrini e delle paillette che indossa, ma che è alla ricerca di un incanto ben più profondo