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Lazarus

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Da alcuni giorni gli abitanti di un condominio fuori dal centro di Oslo lamentano un odore terribile, senza che il custode riesca a trovarne la causa. Individuata l’origine del fetore da un appartamento all’undicesimo piano dello stabile, è stata chiamata la polizia. Quando i due agenti sfondano la porta, nella cucina, sul pavimento di linoleum, trovano il corpo nudo di un uomo, in avanzato stato di decomposizione. Ma la scoperta più macabra la riserva il freezer, che contiene pezzi di corpi umani, congelati a diversi stati di decomposizione. E non è ancora finita. Tra i resti viene rinvenuto il cranio di Summa, la moglie del commissario svedese di origine finniche Joona Linna, morta di cancro qualche anno prima. Quando il patologo, vecchi amico di Linna, glielo riferisce, lui capisce subito che si tratta di una cosa personale e molto grave. Il ladro di cadaveri di Oslo ha sottratto i resti di sua moglie da una tomba segreta e senza nome in Finlandia; di Summa e di sua figlia Lumi esistono due tombe finte e vuote a Stoccolma. Come è possibile? Non ce la fa, Joona, a scacciare quel pensiero. È lui, è ancora Jurek Walter che è tornato ad alitargli sul collo. Ma è assurdo. Il pericoloso serial killer, capace di “distruggere le sue vittime da dentro privandole di tutto, della loro scintilla vitale”, e di guardarle continuare ad esistere come morti viventi, è morto. La sua collega Saga Bauer gli ha sparato tre colpi di pistola al petto e la perizia, all’epoca, ha confermato che i resti recuperati in mare erano di Jurek. Eppure Joona non è mai stato pienamente convinto e tutti lo credono vittima di una ossessione. Il corpo del ladro di cadaveri ha segni di flagellazione sulla schiena; questo è un dettaglio davvero inquietante che riporta dritto ai segni identici che il gemello di Jurek Walter aveva, era vittima di suo fratello il quale gli infliggeva frustate alla schiena per manipolarlo. Mentre è in preda a questi pensieri angoscianti, il commissario viene chiamato a Rostock, in Germania, dove è stato rinvenuto il cadavere di uno stupratore nella sua roulotte e dal suo cellulare è partita una chiamata diretta a Linna. Quando Joona chiede di girare il cadavere dell’uomo, che lui non ha mai conosciuto, sulla schiena ci sono cicatrici di frustate. Ora il messaggio è fin troppo chiaro, Jurek è vivo e vuole colpirlo dove sa che può fargli più male. Il commissario contatta Lumi, che vive a Parigi; la ragazza è stata addestrata da lui proprio in previsione di questa situazione. Il momento è arrivato, occorre mettere in atto il piano di fuga e raggiungere il rifugio in un bunker di un vecchio amico di Linna. Il piano è semplice, mettere al sicuro sua figlia e proteggerla, così da lasciare campo libero ai colleghi con Saga Bauer per catturarlo. Il killer, intanto, continua ad uccidere in mezza Europa, con l’aiuto di complici che riesce a reclutare, ed è sempre un passo avanti rispetto alla polizia. Non ha un braccio, è vecchio ormai ma non ha perso la sua agilità e la sua astuzia, e soprattutto non ha intenzione di rinunciare al suo obiettivo. La sua razionalità deviata è limpida e non risponde al bisogno di uccidere per provare piacere. Nel mondo di Jurek ogni cosa deve andare al suo posto, costi quel che costi. E in quest’ordine è previsto che Linna perda tutto quello che ama, chiunque si metta sulla strada del killer subirà la stessa sorte. Riuscirà finalmente Joona Linna a fermare il nemico che da anni lo tormenta? E a che prezzo?

Settimo della fortunata serie di romanzi di Lars Kepler – come è noto, pseudonimo dei coniugi svedesi Alexander e Alexandra Ahndoril –che segue Il cacciatore silenzioso e precede L’uomo dello specchio, e dovrebbe segnare (condizionale d’obbligo perché con Kepler tutto è sempre possibile) la conclusione della vicenda legata allo spietato e astutissimo serial killer Jurek Walter, avversario terribile dell’amatissimo protagonista Joona Linna, commissario svedese di origini finniche dagli occhi grigio ferro, disposto a tutto pur di difendere i suoi affetti più cari. Questo capitolo, dal ritmo serrato e adrenalinico che si mantiene costante quasi per tutte le quasi 500 pagine, risulta particolarmente violento, la storia più cupa e crudele, e indulge spesso a particolari raccapriccianti. Lo psicopatico redivivo, novello e spaventoso Lazzaro, rischia di avere la meglio sul commissario, ad un passo dall’essere sopraffatto dai suoi fantasmi, secondo il piano diabolico del killer. In realtà, qualcuno ha osservato che in questa storia i buoni sono così coraggiosi e buoni e, soprattutto, i cattivi così astuti abili e cattivi da apparire surreali e un po’ inverosimili, ma francamente commenti di questo tipo sono fuori luogo in questo genere di letteratura. Il lettore vuole spaventarsi e vuole parteggiare per i buoni senza farsi troppe domande, mentre legge la sua storia sotto l’ombrellone. Punto. Allo stesso tempo – senza magari confessarlo nemmeno a se stesso – riconoscendo, in alcune delle situazioni limite in cui si imbatte, qualcuna delle paure che gli appartengono. Particolarmente interessanti, a questo proposito, le parole degli autori in una intervista che risale al 2018, anno di uscita del romanzo. Sostengono che in Lazarus i lettori si trovano di fronte ad alcune delle paure più comuni e più spaventose e che essi amano questo tipo di storie proprio perché sono “un modo per imparare a gestirle e forse esorcizzarle. […] Entri in un mondo orribile e spaventoso ma sai per certo che ne uscirai una volta chiuso il libro. È una sorta di patto con il lettore: ti porto in un mondo oscuro, ma te ne faccio anche uscire”. La trama è avvincente, lo stile – come sempre – asciutto, l’azione serrata, il ritmo incalzante anche grazie ai capitoli brevi. Il romanzo è ricco di rimandi ai capitoli precedenti, che quindi sarebbe preferibile leggere in ordine, ma gli autori forniscono molte informazioni al lettore che gli permettono, senza problemi, un approccio a sé stante. Che siate fan di Lars Kepler o che sia questo il vostro primo libro dei coniugi Ahndoril, preparatevi ad una lettura claustrofobica (scoprirete che mai termine potrebbe essere più calzante) e ad alta tensione fino all’ultima riga, tra colpi di scena continui e improvvisi.