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Le ali di legno

lealidilegno

È una calda estate e il professor Liberto, studioso di letteratura russa che ha appena concluso un corso su Anton Čechov, entra in biblioteca ansimante. Ludovica la segretaria, una donna dall’abbigliamento sobrio e castigato, si rende conto della sofferenza del povero docente, sa bene che questa sua spossatezza non è data solo dalla temperatura eccessiva; è facile intuire che la sua salute da un po’ di tempo non è più buona come in passato. Il professore è stato severamente ammonito dal suo vecchio amico e medico di fiducia Augusto, che gli ha ordinato di svolgere una lunga serie di esami per poter escludere ogni grave patologia. “Molte volte questi problemi si rivelano alla fine nient’altro che bolle di sapone”, gli ha spiegato il dottore, anche se non ha escluso la possibilità di una malattia che potrebbe addirittura portare a un intervento finalizzato ad aprire un foro nella gola di Liberto, per permettergli di continuare a parlare o addirittura per salvargli la vita. E il tutto a causa del suo vizio di fumare, terribile abitudine che non ha ancora perso. Ma è tanto importante sapere la verità? Liberto crede sinceramente di no; la sera che la moglie Marta gli ha rivelato con estrema chiarezza la verità, il suo matrimonio è iniziato a deteriorarsi. Forse è meglio non conoscere la verità. Durante una cena che lei ha organizzato per i suoi amici – allora erano sempre giovani – rendendosi conto che il marito anche se non era ancora professore, si rivelava già pedante come se lo fosse, lo ha invitato a chiudersi nello studio per non disturbare gli ospiti poco disposti ad apprezzavano i suoi discorsi. Quando in piena nottata Liberto si è diretto nella camera matrimoniale ha trovato Marta a letto con il suo amante. Niente inutili scenate, anzi: abusando del suo senso di superiorità, ha sorvolato sul comportamento della moglie, imponendole però di non portare mai più a casa il suo amante. Adesso lei è morta e questa storia è solo uno spiacevole ricordo. Mentre cerca di riprendersi dallo sforzo, il professore viene a sapere che poco prima del suo arrivo è venuto uno studente a chiedere di lui. Quando il ragazzo torna la segretaria, malgrado sappia quanto Liberto non ami ricevere visite, sente di doverlo lasciar passare nel suo ufficio. Tra i due si svolge una discussione enigmatica. L’insegnante non capisce il motivo che ha spinto lo studente a salutarlo prima della sua partenza per l’estero; il giovane giustifica il proprio comportamento semplicemente affermando di essere rimasto colpito dalle lezioni su Čechov, dalla passione con cui sono state tenute; ma ha avuto l’impressione che nelle parole del relatore si nascondesse il risentimento, di chi ha vissuto un momento essenziale della vita lasciando in sospeso qualcosa di importante…

Liberto vive la sua presunta malattia – presunta almeno fino a quando non avrà la certezza, che qualcosa nel suo organismo sta funzionando male dal resoconto delle analisi – in modo ambiguo: da una parte è preoccupato delle possibili conseguenze che dovrà affrontare, dall’altra lo stato di malessere lo spinge a una profonda riflessione sull’esistenza. Il professore si abbandona a un flusso di coscienza sul modello del romanzo psicologico di inizio Novecento. Rivive i momenti essenziali del suo matrimonio con Marta, avendo ancora una volta la piena dimostrazione di quanto il loro rapporto fosse vuoto di stimoli ed emozioni, ripensa al dolore che ha procurato all’amante Sara – la ragazza di servizio di cui si è innamorato, ma che ha abbandonato quando ha scoperto che è rimasta incinta - e si convince di essere stato per tutta la vita legato in modo quasi morboso alla madre. Liberto ha sempre avuto intorno a sé delle donne che hanno influito in modo decisivo e spesso negativo sulle sue azioni. Vittima della moglie e della madre, solo dall’amante è riuscito a difendersi, evitando di essere sottomesso anche alla volontà di Sara, ed è proprio lei che vorrebbe sottrarre al mondo dei morti, malgrado anche lui, per quanto ne sappia, potrebbe essere vicino al trapasso. Il protagonista cade in una sorta di dimensione sospesa tra la vita e l’Aldilà, comunica con i fantasmi ma ha ancora contatti con i vivi; è in questa condizione che vorrebbe raggiungere l’amante e salvarla dalla dannazione eterna. Sono frequenti le immagini con un importante valore simbolico e metaforico, come l’isola del manicomio che rappresenta l’Oltretomba, dove Liberto in qualità di moderno Orfeo si avventura per portare in salvo la sua Euridice. L’opera si legge con interesse, l’aspetto di analisi in alcuni casi quasi psicoanalitica rende le vicende misteriose, si avverte pagina dopo pagina la presenza di una realtà surreale, visitata e studiata nella speranza di comprendere meglio la realtà immanente. Peccato che la storia alla base sia troppo banale: le disavventure di un professore pedante, prima tradito dalla moglie e poi pronto a consolarsi tra le braccia della domestica, che guarda caso rimane incinta, rendono la narrazione dei fatti in preparazione del viaggio psicologico del protagonista di estrema semplicità. Dato il livello assai migliore raggiunto dall’autrice nel descrive la tragedia emotiva di Liberto, quest’ultimo meritava di vivere una vita più originale. Pia Fontana è nata a Sacile in provincia di Pordenone nel 1949. Si è laureata in critica d’arte all’Università di Padova, successivamente nel 1988 ha esordito nel mondo della letteratura con il suo primo romanzo Spokane, vincitore del premio Italo Calvino. In tutto ha pubblicato vari romanzi, una raccolta di racconti e opere teatrali tra le quali La festa per l’Imperatore (premio Flaiano 2006). Le Ali di legno è stato dato alle stampe nel 1994, del romanzo e in particolare dell’atteggiamento del suo protagonista lo scrittore Sergio Pent su Tutto libri ha scritto: “I bilanci sono parte integrante dell'esistenza, presto o tardi diventa urgente un resoconto, non foss'altro che per aggiornare il lungo elenco di alibi che ci portiamo appresso.” Pia Fontana è morta il 7 febbraio del 2009 a Torino.