Stoccolma, aprile 1912. Torun Ekman, giovane editor, è in fila davanti a un chiosco dei giornali per comprare una copia del “Dagens Nyheter”. In città si respira un’atmosfera sospesa: la notizia del naufragio del Titanic ha appena sconvolto il mondo. Torun osserva la reazione incredula della folla e, leggendo i titoli, fatica a credere che un simile disastro sia possibile. Mentre attraversa la città, riflette con angoscia sulle vite spezzate in mare e, per un istante, prova compassione per le madri che hanno perso i propri figli. Il pensiero la scuote perché anche lei è incinta – il padre è un uomo conosciuto brevemente, un giornalista sposato – ma non vuole tenere il bambino. Considera l’idea dell’aborto, ma sa che in Svezia è illegale e pericoloso; molte donne muoiono per infezioni o emorragie. Si sente intrappolata, incapace di ammettere la propria colpa e di affrontare il futuro. Il naufragio del Titanic, con la morte di innocenti, le fa emergere un senso di dolore e di empatia che non aveva mai provato: come può pensare di sopprimere una vita, quando tante altre sono state perdute? Il ricordo della sorella minore, Victoria, che ha perso la madre dandola alla luce, la travolge: per anni Torun l’ha odiata, ma ora comprende la propria ipocrisia. Piangendo, riconosce con amarezza che, pur non mancando di stabilità economica, non crede di potersi definire madre: non sente istinto materno, non vuole figli. Stoccolma, settembre 1913. Märta Eriksson, commessa del grande magazzino Nordiska Kompaniet, lavora lì da nove anni e, pur tra la fatica e la routine, prova orgoglio per l’azienda e per il suo direttore Josef Sachs, uomo moderno che offre assistenza sanitaria e pensione ai dipendenti, anche alle donne sposate, una rarità all’epoca. Märta pensa alla propria condizione femminile: le donne che si sposano perdono indipendenza e diritti, e lei stessa non può sposare il fidanzato Wilhelm senza perdere il lavoro. Come sarebbe bello, invece, non diventare proprietà del proprio uomo subito dopo aver pronunciato il fatidico sì! È l’ora blu, il tramonto su Stoccolma, e Märta sta per incontrare le due amiche Torun e Beda per andare al cinema. Mentre le tre camminano nel parco, commentano la trasformazione della città e la demolizione di vecchi edifici, tra cui il palazzo Sparre che diventerà un nuovo teatro. Stoccolma sta davvero cambiando, e anche le loro vite sembrano sul punto di trasformarsi…

In un’Europa che si prepara inconsapevole alle ombre della Grande Guerra, c’è chi continua a credere nel progresso e nella possibilità di costruire il nuovo. È ciò che fa Josef Sachs, l’imprenditore visionario che sogna per la Svezia ciò che Parigi e Londra già possiedono: un grande magazzino moderno, imponente, capace di radunare sotto un unico tetto mode, servizi e meraviglia. Così nasce il Nordiska Kompaniet, il futuro tempio dello shopping della capitale: clienti esigenti, abiti da sogno e un piccolo universo femminile che cresce e si sostiene giorno dopo giorno, in particolare all’atelier francese, fiore all’occhiello del grande magazzino e luogo dove la creatività incontra la disciplina della moda. Ruth Kvarnström-Jones ricostruisce con eleganza un ambiente brulicante di ambizioni, delusioni, nuove possibilità. Le protagoniste cercano spazio in una società che ancora le vede come proprietà di un marito; eppure, tra stoffe e orli da rifinire, imparano a riconoscere il proprio valore e il proprio diritto a un futuro scelto e non imposto. L’autrice firma un affresco storico suggestivo, capace di restituire l’atmosfera di una Stoccolma in piena trasformazione. Le descrizioni del Nordiska, dei reparti e delle dinamiche interne sono curate e immerse in una prosa limpida, spesso raffinata. Mentre la prima parte della storia richiede un po’ di pazienza, soprattutto per chi non ha letto Le formidabili donne del Grand Hôtel, al quale il romanzo si collega riprendendo personaggi e relazioni già avviate, è nella parte centrale che l’autrice entra finalmente nel cuore pulsante dell’atelier: le mani che ricamano, le clienti capricciose, la moda che cambia dopo la guerra, le prime gonne corte. Qui il romanzo trova identità e calore e regala un’esperienza di lettura piacevole e ricca di suggestioni, soprattutto per chi ama le saghe femminili, le atmosfere nordiche e le storie in cui la solidarietà tra donne diventa motore di cambiamento.