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Le cattive

lecattive

Il Parco Sarmiento si trova nel cuore della città. È un grande polmone verde che di notte diventa selvaggio. Le trans si pongono in attesa davanti alle auto o sotto i rami degli alberi e mettono in vetrina il loro fascino. Insieme al gruppo di trans c’è una donna incinta. È l’unica nata femmina. Le altre hanno trasformato loro stesse per diventarlo. Nel clan delle trans del parco la “diversa” è lei, la donna incinta che si diverte a ripetere sempre lo stesso scherzo: toccare le trans a sorpresa in mezzo alle gambe. Lo ha appena fatto e tutte stanno ridendo a crepapelle. Fa freddo, ma loro non ci fanno caso. Una fiaschetta di whisky passa rapidamente di mano in mano; strisce di coca fanno visita a tutti i nasi. La Zia Encarna, dopo la sua sniffata, è raggiante. Tra le risate e i clacson dei passanti in cerca di un turno di felicità con le trans, avverte un suono diverso provenire da qualcosa o qualcuno che non appartiene al solito gruppo. La Zia Encarna è un po’ smemorata, ne ha prese tante nella sua vita da clienti e da poliziotti. È un po’ strana e nessuno si stupisce quando si allontana un po’ confusa dal bordo della strada e cammina tra terra secca ed erbacce. Si perde tra i cespugli, tra coppie eccitate e ubriachi che si masturbano; procede a tentoni con le scarpe in mano. Ha capito che lì, da qualche parte, c’è un bimbo che soffre, e lei deve trovarlo prima che il freddo del parco gli congeli le lacrime. Ed eccolo lì, vicino ai canali di scolo. È avvolto in un piumino verde ed è coperto di rovi. Piange disperato. Encarna sposta rami che la tagliano dappertutto, ma continua e alla fine salva il bambino, completamente sporco dei suoi stessi umori, che sembra ululare nella notte. Le altre trans, attirate dalle urla di Encarna, si avvicinano. Una si porta le mani alla bocca, un’altra esclama che il bambino è una meraviglia. La Zia dichiara che il piccolo resterà con lei e finirà a casa sua. E lo infila nella sua borsa così com’è, tutto sporco…

L’autrice argentina Camila Sosa Villada (essa stessa transgender), una delle voci più interessanti e più potenti nel panorama letterario contemporaneo del suo Paese, ha realizzato con il suo ultimo lavoro una storia che si incastra a perfezione con la tradizione letteraria del Sudamerica, mostrando tuttavia tangibili segni di originalità. Il mondo delle cattive raccontate nel romanzo altro non è che una parata di donne trans che - presentate ricorrendo anche a quel realismo magico così tipico della letteratura sudamericana, dicevamo - lotta contro una società che considera il loro corpo qualcosa di cui ci si deve vergognare. Sono figure che si alleano per resistere alle violenze cui sono sottoposte; si prostituiscono ma sono ancora capaci di amare; cercano di affrancarsi dalla classe sociale in cui sono nate e tentano di emanciparsi; utilizzano il proprio corpo, e rivendicano la libertà di farlo in maniera volontaria, per tentare di essere se stesse. Ed è proprio il corpo, lo strumento principale di cui la Villada si serve per far valere l’identità di ciascuna delle protagoniste, a rendere ognuna delle cattive estremamente vulnerabile, in quanto contemporaneamente oggetto di desiderio e repulsione da parte di chi quel corpo, pur non riuscendo a decifrarlo, lo compera e lo sfrutta. Zia Encarna e le sue protette diventano famiglia per la giovane Camila, corpo di bambino e desiderio di essere femmina, famiglia disastrata e lettera scarlatta impressa a fuoco che la costringe a trovare rifugio lontano da casa e dalla sua comunità d’origine. Con le giovani trans, sorelle nella disperazione incontrate nel parco Sarmiento della capitale argentina, Camila condivide un corpo che è peccato, insieme alle botte dei clienti e alle confidenze segrete scambiate in quella casa rosa che Encarna ha eletto a rifugio. Pagine di vita dura che raccontano paura e solitudine, umiliazione e dolore, ma anche coraggio e solidarietà. Una lettura potente e senza fronzoli, lo spaccato di una società che si vanta di essere illuminata e rispettosa delle diversità, ma che si conferma invece corrotta, violenta, arrogante e vittima del pregiudizio. Un romanzo che racconta la devastazione e il dolore e lo fa offrendo al lettore pagine di vera poesia.