Quando Oraya dorme, suo padre è ancora lì con lei. Nel momento in cui apre gli occhi, la verità le piomba addosso. Lui è morto e lei è prigioniera nel suo stesso palazzo. È sposata con Rahin, l’uomo che un tempo ha amato ma che le ha mentito, l’ha imprigionata, ha rovesciato il regno e assassinato l’unica persona a cui voleva bene. A dispetto di tutto ciò, è anche l’unica persona che pare tenere veramente a lei. Gli altri Rishan, invece, la vedono come la figlia umana di Vincent che deve essere eliminata perché porta il marchio dell’erede… Dall’altra parte, Rahin è nervoso. Molto nervoso. Nasconde la sua agitazione dietro una facciata studiata ma dentro di sé è terrorizzato. Si chiede se i nobili Rishan, adesso suoi sudditi, si ricordino di lui. Duecento anni prima era uno schiavo come un altro, più vicino a un attrezzo o un animale da compagnia che a un essere dotato di intelletto. Ora, quasi per uno scherzo del destino, indossa una corona e sono loro a doversi inchinare a lui e non il contrario. Nessuno, però, ha intenzione di inginocchiarsi al cospetto di uno schiavo mutato. Per quanto si sforzi, non è e non sarà mai il grande Neculai. Per prima cosa, Neculai non avrebbe mai risparmiato la vita ad Oraya. È la vincitrice del Kejari e una minaccia per lui e per il regno. Rahin non sembra pensarla in questo modo. Ha grandi progetti che si potranno realizzare solo se lei inizierà a collaborare. Una volta le ha detto di non smettere di combattere perché gli si spezzerebbe il cuore. Adesso lei ha smesso e sono tutti contro di loro. Chi vincerà?

Il secondo e ultimo capitolo della dilogia Nightborn Duet di Carissa Broadbent ci riporta nell’universo di Nyaxya, precisamente nel Casato della Notte. La storia riprende a muoversi esattamente da dove si era conclusa in Il serpente e le ali della notte. Il Kejari è finito. Rahin ha ottenuto la vittoria grazie al desiderio espresso da Oraya, che rimane la vera vincitrice del torneo. Quest’ultima è addolorata per la morte del padre ma, allo stesso tempo, si sente tradita e confusa a causa delle menzogne che le ha raccontato negli anni. Lo ha fatto davvero per proteggerla o, in realtà, aveva paura di lei? Per tutta la durata della storia Oraya cerca di scoprire la verità su sé stessa e su Vincent e, nel frattempo, si trova a dover collaborare nuovamente con Rahin per un obiettivo comune: sbarazzarsi dei nemici e governare il Casato della Notte insieme. Rispetto al primo volume, l’autrice alterna i punti di vista dei due protagonisti, ponendo al centro della narrazione i loro stati d’animo. Se da un lato partecipiamo al lutto di Oraya, dall’altro viviamo le difficoltà di Raihn nel farsi accettare come sovrano. Questa volta, gli intermezzi tra i vari capitoli approfondiscono il passato di Rahin come schiavo, offrendo un quadro ampio e completo della sua figura. Come si dice, un buon libro si vede dai personaggi secondari e qui sono molto ben caratterizzati. In primis, il padre di Oraya, le cui azioni sono crudeli e imperdonabili, ma in qualche modo riusciamo a compatirlo e comprenderlo. Altre figure chiave sono Vale, generale dell’armata di Rahin, e Simon, leader della fazione rivale dei Rishan. Le loro vicende, insieme a quelle di figure come Mische o Jesmine, comandante degli Hiaj, creano sottotrame solide e ben intrecciate all’interno del racconto. Dopo un inizio lento e introspettivo (che ci ricorda lo stile della Maas), il ritmo accelera nella seconda parte con scene di combattimento e plot twist. Il libro si conclude con un finale aperto, preannunciando un viaggio da parte di Mische, protagonista della prossima dilogia dedicata al Casato delle Ombre.