Tre giri di sciarpa intorno al collo e via a controllare giacche, borse e caschi nel guardaroba del locale, tutte le notti del venerdì e del sabato fino alle 7 del mattino. Si tratta solo di una fase, il bisogno di soldi non sarà una condizione perenne, come quella benda che è costretta a portare sull’occhio per essere andata a dormire con una lente a contatto ancora indosso, “con la vista al cinquanta per cento, il corpo freddo al cinquanta per cento, la pancia vuota al cinquanta per cento” e la consapevolezza che in fondo la vita l’aveva sempre osservata con un occhio solo… “Male che vada, mi aveva detto il giorno della firma, c’è l’ipoteca e lei finisce per strada”: le parole del funzionario “buono” della banca, quello che era riuscito a farle ottenere un mutuo dopo vari rifiuti, risuonavano ora dolorosamente beffarde: single, senza figli, 35 anni, era stata licenziata lei perché era la più sacrificabile del gruppo. E le newsletter di self-help a cui si era iscritta per sentirsi meglio sembravano invece darle la colpa, perché non ci aveva creduto abbastanza, perché si era sottovalutata, perché non aveva scelto la felicità ogni giorno… Sveglia alle sei, metropolitana, treno, bicicletta alle 8 e 01, timbratura alle 8.20. Mancavano 60 giorni al rinnovo. Un minuetto che andava avanti da tempo: restava a casa il minimo del tempo previsto dalla legge e poi arrivava la bozza del contratto per la nuova assunzione, per ricevere conferma che andasse tutto bene, come se a lei fosse lasciato davvero uno spazio di manovra, la possibilità di negoziare, sollevare obiezioni…

Con la raccolta di racconti Le ciclopi, Manuela Piemonte spalanca quattordici finestre sulla precarietà, attraverso brevi storie di donne in cui la vita quotidiana si svela nella sua crudezza e nei suoi paradossi, con uno stile asciutto, diretto e una padronanza della forma breve che non è affatto semplice e scontata. Nata a Milano nel 1978 e affermatasi con il romanzo Le Amazzoni (Rizzoli 2021) – finalista al premio AcquiStoria e vincitrice del premio Kilhgren-Malvasi Opera Prima – ha saputo tradurre in narrativa quella sensibilità e quella lucidità di osservazione tipiche di chi ha vissuto, o almeno testimoniato, le trasformazioni di un’Italia in cui il “posto fisso” è ormai un ricordo lontano. Nei racconti, le protagoniste – per lo più donne giovani, tra i venticinque e i quaranta anni – si muovono in ambienti segnati dalla precarietà e dall’insicurezza, dove la necessità di adattarsi diventa quasi un superpotere (come nel racconto Evoluzione) per far fronte alle contraddizioni di un sistema che premia l’instabilità. Il valore di Le ciclopi; risiede proprio in questa capacità di cogliere l’essenza di una condizione esistenziale complessa, senza cadere in facili stereotipi o in una retorica patinata. La scrittura di Piemonte è allo stesso tempo ironica e disincantata, capace di mettere in luce le piccole ribellioni quotidiane e i momenti di consapevolezza che emergono anche nelle situazioni più amare. La raccolta apre la nuova collana Greenwich Extra di Nutrimenti, un progetto editoriale che si propone di dare un diverso corso alla narrativa italiana, sbilanciandosi e proponendo voci e forme narrative “extra”, lontane dal centro delle tradizioni letterarie abituali. Curata da Giulia Caminito, Paolo Di Paolo e Alessandro Mari, la collana vuole indagare territori narrativi meno battuti, offrendo spunti di riflessione e una narrazione collettiva che arricchisce il panorama contemporaneo. In questo scenario, il contributo di Manuela Piemonte si fa ancor più significativo, testimoniando la capacità della narrativa breve di raccontare, con intensità e precisione, le realtà più complesse e decentrate del nostro tempo.