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Le civette impossibili

Le civette impossibili

Alaska. L’Iditarod, la famosa corsa di cani da slitta, si svolge ogni anno per la gioia dei pochi spettatori che vi assistono nonostante il gelo, la neve e i cani che ogni tanto stramazzano al suolo per lo sforzo. Phillips, reporter e avventuriero, ama le condizioni estreme: non ha familiarità con la neve, ma vuole raggiungere l’Alaska per l’Iditarod. Non solo, vuole arrivarci guidando un aereo, lui che il volo l’ha visto solo in televisione... Giappone. Il sumo è un’arte millenaria e Phillips vuole essere in prima linea per toccarlo con mano partecipando al più grande torneo del sumōtori, dividendosi tra la storia di un lottatore di sumo troppo esile per il ruolo e uno scrittore suicidatosi con la katana dopo aver architettato un vano tentativo di colpo di stato... India. Il luogo perfetto per incontrare la mangiatrice di uomini, la tigre. Phillips va alla sua ricerca ispirato dai racconti del cacciatore Corbett... Roswell. L’internet racconta di strade remote non segnate dalle mappe e parla di percorsi che si basano su punti di riferimento minacciosi quanto una cassetta postale nera. E Phillips non vuole lasciarselo scappare... Per finire, Ponca city, ripercorrendo la più atipica delle avventure: un’insolita storia d’amore...

Chi sono le civette impossibili? Uccelli notturni di solito protagonisti degli incontri tra uomini e extraterrestri, messaggeri e simbolo di oscuri presagi. Phillips ci guida nel suo personale viaggio intorno al mondo, dall’Alaska a Ponca city, in cerca delle situazioni più estreme e pericolose, tra tigri, lottatori di sumo e alieni. Eppure, il tono del romanzo non lascia spazio a pessimismo e timore, l’Iditarod e l’improbabile volo in Alaska si trasformano, grazie alla penna di Phillips, da esperienze potenzialmente mortali in disavventure cariche di umorismo e ironia, raccontandoci la storia di un giornalista sprovveduto che si butta a capofitto in avventure più grandi di lui. Questo reportage lascia ampio spazio ai personaggi secondari, descritti con la meticolosa precisione dell’occhio curioso del giornalista che non lascia niente al caso. Unica pecca è la capacità di Phillis di condensare troppe informazioni in poche pagine: ogni capitolo, ciascuno dedicato a un’avventura diversa, snocciola nozioni geografiche e storiche interessanti, ma che fanno perdere l’attenzione del lettore e ne diluiscono l’adrenalina. Eppure Le civette impossibili resta un libro molto piacevole, ben scritto, perfetto per i sognatori, gli avventurosi e gli amanti dei viaggi impossibili.