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Le colpe degli altri

Le colpe degli altri

In genere, per decidere se accettare un lavoro o meno, Guido ha bisogno di guardare il giardino di cui si deve occupare. Di sicuro non accetta lavori in cui vi siano siepi di lauroceraso o di tuie - due piante che detesta - o semplici collezioni di piante su un prato rasato a dovere. Ecco perché, nel pomeriggio che sta diventando sera, parcheggia la sua 127 nei pressi di una villa che sembra deserta, anche se il cancello che dà sulla strada è aperto. Una scalinata di pietra conduce a una terrazza dove si apre una portafinestra. Le persiane, un po’ scrostate, sono aperte, anche se il silenzio lì intorno induce a pensare che all’interno della casa non ci sia nessuno. Vecchie pietre di granito ricoperte di muschio conducono al parco. Dopo una curva il giardino mostra le sue vere dimensioni. Quello che colpisce subito Guido è l’odore di mele che marciscono nell’erba. Grandi meli, infatti, sono circondati da un tappeto di frutti che nessuno ha colto. Un po’ più in là c’è una fontana con l’acqua che gocciola pian piano e tutto intorno si notano grandi ortensie non potate i cui fiori sono ormai un ricordo sbiadito dell’estate. Il giardino si allunga poi verso il bosco e, procedendo verso quella direzione, Guido osserva un finto tempio greco, il cui tetto è ricoperto di rampicanti. Tra le colonne si arrampica un caprifoglio e Guido, che vuole osservarne meglio la varietà, si avvicina incuriosito. Quando il suo sguardo mette a fuoco quel che c’è all’interno del piccolo tempio, stenta a crederci: una ragazza bionda, con un abito azzurro lungo fino ai piedi e gli occhi spalancati a fissare il cielo, giace morta sul pavimento a losanghe bianche. Dietro la sua testa una pozza di sangue. Ma cosa ha portato una ragazza, così abbigliata, in un giardino abbandonato? L’unica cosa da fare è tornare in città, fermarsi al primo bar sulla strada e avvertire la Polizia...

Una villa abbandonata, un giardiniere misterioso, un cadavere e una foglia di Ginkgo Biloba fuori posto. Questi sono gli elementi da cui Linda Tugnoli - autrice e regista di documentari che vive tra Roma e la campagna sabina, dove abita in un casale nel quale può dare libero sfogo alla sua passione, il giardinaggio - parte per dare il via ad una storia apparentemente semplice e lineare, ma che racchiude tra le righe più di una particolarità, a partire dal protagonista. Guido è un personaggio singolare: non è più giovanissimo, porta sulle spalle il peso di un passato pesante. Introverso, sensibile e profondo conoscitore della natura che lo circonda, non esita, soprattutto dopo essere risultato principale indiziato per la morte di una giovane donna, a intraprendere una sorta di indagine clandestina - parallela a quella condotta da un commissario figlio di un Sud tutto schiamazzi e sole, calore e fisicità, che fatica a relazionarsi con una realtà fatta di nebbia e silenzio e lontanissima dal suo modo di vedere le cose - che lo aiuti a scagionarsi e a riportare ordine in un quadro che mostra troppe tessere fuori posto. La foglia di Ginkgo Biloba e una strana foto, memoria di un passato lontano, ma concretamente legato al presente, sono gli elementi di partenza per una ricerca che si snoda in una valle in cui tutto pare sospeso e senza tempo, una realtà in cui ogni cosa è immobile, ma racconta segreti che è necessario portare alla luce. L’ambientazione e la collocazione temporale della vicenda - una sorta di fotogramma di anni passati, non contaminati dall’avvento dei social e dei cellulari - insieme allo stile puntuale e sobrio sono i punti di forza di un racconto in cui bastano piccole sfumature per cogliere il carattere degli abitanti delle valli montane che, con le loro espressioni dialettali, colorano le pagine e danno loro vigore. Una storia nella storia, che guida il lettore in luoghi colmi di stupore e meraviglia e riesce, pur senza ricorrere ad eclatanti colpi di scena, a tenerlo incollato alla pagina. E quando si giunge all’epilogo, Guido e il suo carico di misteri mancano già e il desiderio più grande è quello di leggere presto una sua nuova avventura.