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Le colpe della notte

Le colpe della notte

Cristian ha poche certezze, ma sa di sicuro che suo padre è uno stronzo. Sì, proprio lui, il commissario Scalea, che se ne sta fuori casa per settimane, che a volte diventano mesi, e quando rientra si sente autorizzato a infliggere al figlio le sue lezioni di vita. Cristian proprio non lo regge. Ora gli sta facendo la paternale perché, secondo lui, se ne sta tutto il giorno chiuso nella sua stanza, davanti al pc, intento ad occupare il tempo con i videogiochi. Ma come? Un A+ nel compito di trigonometria non è sufficiente per lasciarlo in pace e lasciargli coltivare, almeno per un po’, i propri interessi senza metterlo in croce? Suo padre non fa che ripetergli che non ha amici e, se lui ribatte affermando che non è vero, il commissario Scalia precisa che si riferisce ad amici in carne e ossa, non a nomi virtuali racchiusi nello schermo di un computer. Cristian sostiene che i ragazzi, quelli veri, fumano le canne nei cessi, non leggono libri e sono convinti che Led Zeppelin sia il nome di un medicinale. Quindi, continua, il confronto non gli sembra affatto positivo! Ma forse suo padre non è contento di lui perché è grasso. Per forza lo è: le pillole maledette che la dottoressa gli ha prescritto lo fanno aumentare di peso, accidenti. Sua madre prova a intervenire nella discussione tra padre e figlio, commentando che il ragazzo è dimagrito negli ultimi tempi, ma Scalia ha ormai perso la calma e, dopo averlo dichiarato a voce alta, si alza e si dirige verso la camera del figlio, dove ha intenzione di staccare il cavo di alimentazione del pc, per spegnere una volta per tutte quella macchina infernale. Cristian è furioso. Rovescia la sedia alzandosi e corre verso l’ingresso. Strappa il giubbino dall’attaccapanni, prende un mazzo di chiavi dallo svuotatasche ed esce di casa sbattendo la porta alle sue spalle. Vuole fuggire, allontanarsi il più possibile dal disprezzo del padre e dalle fastidiose buone maniere della madre. Cristian non sa che i suoi desideri stanno per essere esauditi...

Una nuova storia adrenalinica e mozzafiato per Antonio Lanzetta, autore salernitano - che ha iniziato la sua carriera scrivendo romanzi fantasy e young adults - molto apprezzato nel panorama del thriller italiano e non solo. E con Lanzetta tornano anche i protagonisti dei precedenti romanzi dell’autore, personaggi complessi e articolati, chiamati ogni volta a scavare fino alle radici più profonde del male. Questa volta Damiano e Flavio - che i lettori hanno già incontrato - cercano di dare nuova forma al dolore di Cristian, un giovane segnato dalla vita e da un atroce fatto di sangue. Il ragazzo sta tentando faticosamente di rimettere insieme i cocci della propria esistenza; lo scrittore e il direttore della casa-famiglia di cui è ospite lo aiutano a entrare in confidenza con la paura e l’amicizia, il valore del perdono e la consapevolezza che certe ferite sono destinate a restare, in parte, sempre aperte. Quel che conta, quindi, è imparare ad accettarle e a considerarle parte della mappa del nostro corpo. Un plot architettato in maniera magistrale, in cui ogni tessera del puzzle è collocata in modo da dar vita a un quadro perfetto, senza sbavature né eccessi. Una scrittura immediata e sciolta, capace di farsi strumento per lo sviluppo della trama ma in grado anche di farsi apprezzare per l’eleganza e la raffinatezza con cui viene maneggiata. Il filo rosso che unisce i protagonisti di una storia complessa e intrigante ha i risvolti di una ricerca. Che sia di una famiglia, del perdono, della verità o del proprio posto nel mondo poco importa. Quel che va sottolineato è il percorso che ciascuno dei personaggi è chiamato a fare, dalle tenebre verso la luce, l’unica in grado di rischiarare l’esistenza e di attribuirle il valore che merita.