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Le conseguenze

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2011. Dopo quarant’anni, Lincoln, Teddy e Mickey, ex compagni di università al Minerva, nel Connecticut, decidono di ritrovarsi in un weekend a Martha’s Vineyard, nell’amata casa di famiglia del primo. Non ci tornano dal 1971, quando, unitamente alla ragazza di cui erano tutti e tre innamorati, Jacy Calloway, avevano ritenuto che trascorrere insieme il Memorial Day potesse essere un’occasione per celebrare la fine del college e salutarsi prima dell’inizio di una nuova vita: Lincoln alle prese con la prima relazione seria, Mickey pronto a partire per il Vietnam, Teddy con un tirocinio in un quotidiano importante di Boston e Jacy con un matrimonio alle porte. Insomma, l’ultimo momento per poter essere il famoso e invidiato quartetto da “uno per tutti e tutti per uno”, senza immaginare che sarebbe stata l’ultima volta in cui avrebbero rivisto l’amica, scomparsa nel nulla con un ultimo biglietto lasciato sul tavolo della cucina. Ora Lincoln, un tempo soprannominato Faceman per il bell’aspetto e il successo con le donne, è un immobiliarista, tormentato dalla paura di diventare come suo padre e sulle spalle il peso delle conseguenze economiche che la crisi finanziaria ha prodotto; Teddy, da sempre vago e indeciso sulle proprie ambizioni di vita, ha ripiegato sull’insegnamento e sull’editoria, accontentandosi di aggiustare le storie degli altri senza avere il coraggio di scriverne una propria; l’unico che non sembra cambiato è proprio Mickey che, sempre scanzonato sul far dei sessant’anni, ha coronato il proprio sogno di guadagnarsi da vivere con il rock’n’ roll. Sebbene all’inizio sembri che il tempo non sia trascorso, la permanenza sull’isola e in quella casa fa affiorare sempre più la mancanza di Jacey, soprattutto quando un ex poliziotto inizia a fare delle supposizioni sulla la sua scomparsa…

Richard Russo, vincitore del premio Pulitzer nel 2002 per il romanzo Il declino dell’impero Whiting, torna a incantare con la sua “geometrica perfezione” e “grande compattezza, per quanto mescolata a pietà e spietatezza”, come evidenziato dalla motivazione che lo ha posto tra i finalisti del premio Lattes Grinzane 2021. Da un momento intimo e autobiografico quale quello di assistere in tv alla prima lotteria nazionale che recluta i soldati per il Vietnam sulla base dell’estrazione per data di nascita, l’autore ha generato questo romanzo che può considerarsi un misto tra quello di formazione e l’evocazione memoriale degli anni Settanta e dei segni lasciati sulle persone che li hanno vissuti. Difatti, nonostante prima facie possa apparire come un thriller nel quale i tre amici, nell’atmosfera sospesa dell’isola, ripercorrono la via dei ricordi e, con l’entrata in scena di Coffman, sono sul punto di avere una risposta al mistero che aleggia come un fantasma nelle loro vite da quarant’anni, in realtà tale struttura si rivela essere soltanto un “coperchio” letterario, sotto il quale riporre il vero cuore del romanzo. Difatti, il nucleo centrale è rappresentato dal bilancio che i protagonisti fanno delle proprie vite, analizzando le conseguenze – di qui il titolo italiano del libro – che quel momento cruciale, rappresentato dalla chiamata alle armi o dalla diserzione o dal non essere selezionato, ha causato. Il titolo originale è Chances are, espressione ambivalente che può significare sia probabilità sia opportunità. Da un lato, difatti, si trova la possibilità che la propria esistenza venga travolta dalla guerra sulla base di un’estrazione a sorte; dall’altro, la propria scelta di fronte a tale eventualità o al suo non verificarsi. Quell’attimo di fronte alla tv fa realizzare ai ragazzi che l’ingenua convinzione di essere “uno per tutti e tutti per uno” è un’illusione spazzata via dal destino che, al contrario, li mette di fronte al fatto di essere non un gruppo, ma individui alle prese con le proprie decisioni. Dunque ritorna il tema, caro all’autore anche nelle precedenti opere, del rapporto tra destino e libero arbitrio: non è difficile capire che per lui, a dispetto di quello che il mito americano del self-made man può insinuare, la vita è una gara tra destino e libero arbitrio, profondamente ingiusta perché gli “esseri umani li scambiano inevitabilmente e si scagliano infuriati verso tutte le cose fisse e immutabili, ignorando quelle sulle quali potevano in realtà esercitare un controllo”. Ma le conseguenze di cui parla Russo non sono solo quelle derivanti da questa difficoltà di distinzione, ma anche quelle delle bugie che i tre ragazzi raccontano agli altri e a loro stessi. Non a caso, l’autore alterna i capitoli tra le voci di Teddy e Lincoln che, fin da subito, si dimostrano quelli più cambiati dal dicembre del 1971 e dalla scomparsa dell’amica, nonché dal peso delle bugie e dei fantasmi che si portano addosso, ma lascia la rivelazione della verità nell’ultimo capitolo a Mickey che, seppur in apparenza sembra quello immutato e più realizzato, in realtà è quello che “cerca sempre di più il ragazzo che era prima di partire per il Canada”. Tuttavia, infine, ciò che rende magistrale questo romanzo è il fatto, condiviso anche dalla giuria del Premio Lattes Grinzane 2021, che esso sia costruito non intorno ad un protagonista in carne e ossa, ma intorno all’assenza di una donna che non solo è stata l’amore della vita dei tre ma soprattutto un simbolo di chi lottava in quegli anni. Non solo contro la guerra, ma per la ricerca della propria identità.

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