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Le conseguenze del male

Le conseguenze del male

Il commissario Mandelli è da Ernesto, il panettiere che fa la fugassa più buona – e più unta – del mondo. Mandelli ne compra mezzo chilo, anche se Marisa, sua moglie, gli aveva ordinato di fermarsi a un etto e mezzo, la dose giornaliera consentita dalla dieta estiva che ha pianificato per lui. Quando esce dal caruggio in cui si trova la panetteria, Mario Mandelli svolta a sinistra sulla passeggiata a Varigotti. L’aria è pulita e l’afa che sta salendo dall’asfalto non si è ancora impadronita di ogni cosa. Quando poi si insinua in un vicolo che taglia in due il borgo, incontra la moglie, diretta verso la spiaggia. A Mario sembra ancora più bella, anche mentre lo rimprovera per aver acquistato troppa focaccia e per il fatto di messaggiare ogni giorno con Casalegno, il suo collega. Evidentemente, continua lei, il commissario non vede l’ora di tornare in servizio. D’altra parte manca poco; tra un paio di giorni la vacanza in Liguria sarà conclusa e i due dovranno fare ritorno a Milano e alla quotidianità. Ad Antonio Casalegno, nello stesso momento, manca il fiato. Non ne può più di quell’arrampicata sulla cima del monte Sorbetto o Sobretta o come accidenti si chiama, intrapresa insieme a Caterina Dei Cas, che invece è fresca come una rosa ed è sul ciglio del sentiero intenta a osservare il panorama. A lui, invece, gira la testa, gli pesano gli scarponi e ha la schiena a pezzi. Fortuna che la mattina successiva rientra a Milano: Valentina, sua figlia, di ritorno dalle vacanze con i nonni in Sardegna, ripartirà di lì a tre giorni – destinazione Grecia – con sua madre e il nuovo compagno. Quindi a Casalegno resta poco tempo per godersi la figlia ed è giusto non perda neppure un attimo. A Milano, intanto, l’agente scelto Marica D’Ambrosio si alza dalla scrivania e si dirige verso il condizionatore; prende a pugni il frontalino di plastica e impreca in dialetto romagnolo: quell’accidente non funziona e fa un caldo pazzesco. In ufficio insieme a lei, invece, la collega Gabriella Donati non sembra soffrire l’afa d’agosto …

Ennesima conferma della spiccata abilità di Gian Andrea Cerone – savonese d’origine e milanese d’adozione, si è saputo conquistare un ruolo di rilievo nel panorama autoriale italiano – di maneggiare le tecniche narrative del giallo. Nella nuova indagine che vede coinvolto il commissario Mario Mandelli e la sua squadra, Milano si presenta semideserta e caldissima, in un agosto in cui si suda anche restando fermi. Una donna viene trovata annegata nel Lambro, ma nelle settimane precedenti altre tre sono morte in circostanze poco chiare. È necessario dare un nome a queste donne e, soprattutto, capire cosa possa essere accaduto. Si tratta di suicidio, come ogni indizio lascia presagire, o c’è qualcos’altro? Mandelli e Casalegno aiutano le due giovani poliziotte dell’Unità di Analisi del Crimine Violento – D’Ambrosio e Donati – a far luce su una vicenda più torbida di quanto si pensi, che racconta di vendette e lotte per l’affermazione del potere e, a un certo punto, toccherà molto da vicino Mandelli, che dovrà fare i conti anche con i propri sentimenti. Colpi di scena perfettamente dosati, un intreccio progettato fin nei minimi particolari, personaggi molto ben caratterizzati e il giusto grado di tensione rendono il romanzo avvincente ed estremamente godevole. Cerone sa scrivere, sa incuriosire il lettore e sa come prenderlo per mano e condurlo tra le strade di una Milano vinta dall’afa, tra vecchi fantasmi che tornano e gesti efferati che fanno rabbrividire. Occorre cercare la verità, scovarla, inseguirla se necessario e acciuffarla, per comprendere appieno le conseguenze del male. Perché solo così si avranno gli strumenti necessari per vincerlo, perché solo così si potrà essere fieri del proprio lavoro. Una terza ottima prova per un autore talentuoso, che merita di essere letto.