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Le cronache dell’acero e del ciliegio – La spada dei Sanada

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Sconvolto per la scomparsa di Hiinahime, il giovane samurai Ichirô ha una sola idea in testa: vendicare la morte del suo maestro Tenzen. Ha anche un compito, quello di consegnare la preziosa spada Muramasa a Daigen, potente signore di Osaka. Ichirô fugge da Edo dopo l’incendio del teatro e l’arresto dei suoi compagni e passa l'inverno in un tempio isolato, in compagnia del suo prezioso amico Shin. La vita semplice e le meditazioni guidate da un saggio monaco lo calmano e nel silenzio elabora il lutto delle sue perdite. Ichirô custodisce nel borsellino la poesia dell’addio di Hiinahime:” Nel giardino innevato, bianco e nero si confondono, vengo a raggiungerti”. Un tesoro che custodisce con cura come il pendente a foglia d’acero, unica testimonianza della sua nascita; ma il suo passato torna a tormentarlo. Ichirô e Shin si rimettono in viaggio, devono raggiungere Kudoyama, nella provincia di Kii. Prendono Nodo il cavallo grigio e si avventurano incuranti della neve e del freddo. Ichirô sogna di entrare nelle fila del clan dei Sanada per combattere il crudele potere dello shogun, che tiranneggia il Giappone del 1600. Vuole cimentarsi in battaglia anche se non è pronto ad uccidere deliberatamente. Un’ombra scura li segue in questo viaggio. Appositamente ingaggiata da Akemi, la giovane ninja Seiren, li scorta, li controlla, li tiranneggia e sarà con lei che arriveranno a destinazione….

La spada dei Sanada è il secondo volume della tetralogia Le cronache dell’acero e del ciliegio di Camille Monceaux. Gabrielle, sorella dell’autrice, ha disegnato il logo, la mappa del Giappone e le marezzature rosse, mantenute anche nell’edizione italiana, curata da L’ippocampo. In questo secondo volume la storia di Ichirô evolve. Da ragazzino randagio e amante del teatro che era a Edo, ora matura, nel corpo e nella mente. Accompagnato dal suo fedele e furbo amico Shin saprà affrontare avventure e battaglie, scontrandosi con il potere delle gerarchie militari e dei soprusi verso i più deboli. Infatti, la loro vita nel castello di Ōsaka, luogo da loro immaginato pieno di onore e rispetto, sarà una dura scuola di realtà. Sempre curato da parte dell’autrice è il quadro storico, che risulta veritiero e particolareggiato. La prosa - limpida e scorrevole - fa appassionare alla storia, che seguiamo avidamente in ogni passaggio. Ben costruiti i nuovi personaggi e gli ingressi femminili. Donne forti e combattive come la ninja Seiren e la maestra di spada Yukitada. Donne lontane dal modello della cara Oba che ha maternamente cresciuto Ichirô. Queste donne combattive sono simboli di estremo coraggio che mal si piegano al ruolo passivo che la società maschilista giapponese dell’epoca richiede loro. Nel libro sono nominate onna-bugeisha cioè donne guerriere samurai, che non hanno nulla da invidiare agli uomini. La spada dei Sanada parla di guerra e di lotte per la libertà dalla tirannia. Se “una spada fa nascere diecimila spade” Ichirô finalmente capisce cosa vuole dire: bisogna unirsi, imparare a contare sugli altri. La via del guerriero non ha senso se intrapresa da soli e bisogna lottare per i motivi giusti. Il giovane samurai forma il suo carattere, lasciando le intemperanze infantili e avviandosi a formare la sua identità di adulto con impegno e sofferenza. Infatti, la ferita alla gamba procuratasi a Edo stenta a guarire, Ichirô ha fretta, ma il suo maestro Kudai lo ammonisce, dicendo che le ferite dell’anima non possono guarire se prima non si curano quelle del corpo e bisogna fare della debolezza un punto di forza. Il dolore è il motore all’interno di molti personaggi: Ichirō, Shin, Seiren, Yukitada, ognuno di loro per motivi diversi, per violenze diverse, che hanno generato ferite profonde spesso difficili da rimarginare del tutto. La Spada dei Sanada è un libro che parla molto dell’importanza di curare lo spirito e di conseguenza il corpo, prendendo il tempo necessario. Camille Monceaux affronta nel libro anche il tema dell’omosessualità, che va tenuta nascosta sia per gli uomini che per le donne. Però se si è un uomo di alto rango è permessa e questo rivela una società piena di ipocrisia e ambiguità. È illuminante infine, la filosofia di vita di Seiren che rifiuta il pensiero che tutto sia già stato predeterminato dalle azioni compiute in una vita precedente. Per lei conta solo il presente e non crede nella reincarnazione, nella fatalità o nel karma. Queste dottrine, a suo parere, diventano un pretesto per qualunque cosa, finiscono per giustificare ogni sorta di delitto. Come darle torto? La spada dei Sanada approccia temi importanti, che possono essere condivisi tra ragazzi e adulti dopo questa bella lettura.