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Le difese

Le difese

Questa è la storia di come un giovane e brillante neurologo catalano, considerato una star dai colleghi della clinica presso cui lavora, per un certo periodo della sua vita divenne pazzo, ma pazzo sul serio, proprio lui che i cervelli li studiava, e di come, in un certo senso dalle sue ceneri sia poi rinato. Quella che potremmo chiamare la sua avventura si svolge a Barcellona nel 2006, quando la vita di Camilo Escobedo non ha un attimo di pausa. Una moglie, due figlie, la tesi da finire e poi la carriera che diventa sempre più importante. Una vocazione, la sua. E le vocazioni, si sa, sono difficili da comprendere per chi non le ha. Una passione nata dal bisogno di aiutare la giovane sorella, dirà, diventata poi studio e professione. Una carriera però non facile, in mezzo a colleghi e anziani primari che non lo vedono di buon occhio. Anche la famiglia ne risente. La moglie e le due figlie vengono sacrificate, se di sacrificio si può parlare, alla stesura della tesi e poi ai pazienti e ai progetti ambiziosi. Fino a quando qualcosa si spezza dentro al cervello del neurologo. Camilo si trasforma. Come se uscisse dal proprio corpo e dal proprio cervello per abitarne un altro. Il suo equilibrio si spezza, la sua vita si frantuma. Il suo modo di porsi, i suoi pensieri, i suoi atteggiamenti mutano radicalmente. Insulta, aggredisce i famigliari e i colleghi. Sragiona pensando di ragionare. Camilo viene internato in una struttura specializzata per operatori sanitari con problemi psicologici. Perché un neurologo malato di mente non è il miglior biglietto da visita per un sistema sanitario che dovrebbe invece dare fiducia. Disturbo bipolare, la diagnosi. Eppure Camilo, nel suo stare come sta, asettico e refrattario, sa che non è questo il nome della sua malattia. Lo ha sempre dichiarato, lo ha persino gridato, ma nessuno vuole credergli. I suoi giorni in clinica scorrono uno dopo l’altro, mangiando e respirando e niente di più. Tra le visite della madre, della ex moglie e i colloqui con i dottori, quegli stessi colleghi che ora lo trattano come un vero paziente. “Camilo, ripeti queste parole: casa, pane gatto.” “Non so se ho risposto bene. Ti prego, fa che arrivi presto l’ora dello yogurt e dei biscotti”…

Non so se Gabi Martínez sia davvero un autore tra i più rappresentativi dell’avanguardia spagnola degli ultimi vent’anni come affermato dall’editore Palgrave/MacMillan, ma certo Le difese è un romanzo che racconta un tema particolare, affascinante e delicato, ovvero il rapporto tra la mente e il corpo. Si tratta anche di un romanzo che poggia le sue fondamenta su una vicenda reale, quella del neurologo Domingo Escudero che ha ceduto la sua storia allo scrittore, perché attraverso il filtro e la forza magnetica della narrazione riuscisse a raccontare una verità personale di difficile spiegazione. Dal giorno del loro primo incontro sono trascorsi due anni, durante i quali neurologo e scrittore hanno vissuto assieme ogni singolo giorno, dando vita al personaggio di Camilo Escobedo e alla storia della sua progressiva perdita di controllo. La vicenda umana del neurologo si fonde e si confonde con quella della società spagnola attuale, di un apparato sanitario in crisi economica e di valori. “Lavorare a contatto con la malattia mentale mi ha unito ad essa in modo direi intimo, forse perverso”. Così dichiara Camilo ed è certo questa una affermazione che facilmente possiamo pensare essere stata davvero pronunciata dal dottor Escudero. Il calvario del protagonista si alterna al racconto della propria infanzia e del difficile rapporto con i genitori, dove l’inferno che sta vivendo affonda le sue radici. Il lento progredire del romanzo rispecchia il movimento altrettanto graduale della tragedia che arriva a maturazione anche a causa dell’incapacità dei colleghi di Escobedo di arrivare alla verità e alla diagnosi. “Disturbo bipolare”, recita il certificato firmato da cinque medici che “fingono di essere concordi per nascondere che non sanno che cos’ho. Cinque medici per infilarmi nel calderone del bipolarismo. Cinque medici sono molti per chiunque ignori il meccanismo ipocrita del gioco. Cinque medici è una cifra impressionante, quanto basta a rendere vera una dichiarazione mendace. Chi li sbugiarderà? Io?”. Eccoci dunque al succo della storia di Camilo e Domingo: l’essere soli davanti al nemico. L’essere noi stessi il nemico che poco prima stavamo combattendo. Il nostro cervello è un’affascinante e brutta bestia, in grado di creare la cura ma anche il male. “Hai un mostro dentro, del tutto immune alle tue difese” dirà Camilo alla figlia per raccontargli la sua condizione. “Come fai a neutralizzarlo se tu stessa lo hai creato per neutralizzare?”.