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Le donne del signor Nakano

Le donne del signor Nakano

Quello del signor Nakano non è certo un negozio di antiquariato, questa è la risposta che Hitomi si sente dare al momento del colloquio per l’impiego part-time. Lì si vende semplicemente roba vecchia: quella dimenticata e accumulata nei ripostigli, quella troppo scomoda da portarsi dietro al momento di un trasloco, quella legata a ricordi non più piacevoli, quella orfana di proprietari appena deceduti. Da venticinque anni, il furgone del signor Nakano gira per la periferia ovest di Tokyo e raccoglie ogni tipo di cianfrusaglia usata. La serranda sale poco prima di mezzogiorno; il vecchio proprietario, solitamente con una sigaretta che sporge sotto gli immancabili baffi, inizia a portare fuori gli oggetti più interessanti per attirare l’attenzione dei clienti. Ad aiutarlo nella sua attività adesso ci sono anche due giovani ragazzi, Hitomi e Takeo. Non capita spesso che mangino tutti insieme fuori, ma qualche volta chiamano il chiosco di soba e si fanno portare una ciotola con tempura direttamente al negozio. Con loro a volte si trattiene anche la sorella del signor Nakano, Masayo, un’artista stravagante nei modi e nelle espressioni, nubile, sulla cinquantina. Con il fratello Haruo condivide una spiccata arte oratoria, capace di investire e ammutolire l’interlocutore, una cascata di parole che la riservata Hitomi non può che paragonare al getto d’acqua in uscita da un idrante aperto. Le giornate in negozio si susseguono pigre e apparentemente sempre uguali, gli oggetti arrivano e se ne vanno; il signor Nakano si assenta regolarmente per andare “in banca” ma tutti sanno che è solo una scusa per incontrarsi con la sua amante. Ebbene sì, Nakano Haruo è un rigattiere rubacuori dal passato costellato di innumerevoli relazioni e da ben tre mogli. Chi lo avrebbe mai detto vedendolo adesso: un vecchietto pieno di tic verbali, impegnato a spolverare gli oggetti in vendita con indosso un berretto di lana fatto a maglia... e con tanto di pon-pon!

Hiromi Kawakami si è guadagnata negli anni un posto di tutto rispetto nella scena letteraria giapponese. Vincitrice del premio Akutagaua nel 1996, ha continuato a collezionare riconoscimenti e, con il suo stile narrativo intimo e suggestivo che strizza l’occhio al surrealismo magico, ha conquistato lettori in tutto il mondo. Tra i titoli pubblicati in Italia, il vincitore del premio Tanizaki, La cartella del professore (Einaudi, 2011) la cui storia è stata adattata in un manga da Taniguchi Jirō. Per capire cosa intendiamo per stile intimo e dai risvolti surreali, basta consumare appena le prime venti, trenta pagine del romanzo e riconoscervi un po’ di Banana Yoshimoto ma anche tracce degli autori che la Kawakami indica come fonte di ispirazione, Márquez e Ballard. Si capisce subito che ad animare le giornate che si susseguono nella piccola bottega dello stravagante rigattiere non sono tanto i clienti o le storie dietro ai vari oggetti. È Hitomi a svelarci i segreti di quel piccolo mondo racchiuso tra le pareti del negozio: il suo sguardo segue Takeo, Masayo e il signor Nakano nella quotidianità, le sue orecchie ascoltano racconti e discussioni, il suo cuore raccoglie emozioni. Silenziosa e discreta, osserva ciò che la circonda ed elabora per noi immagini semplici e dolci, ne ricostruisce e anima i risvolti. Scopriamo così che il viso di Masayo è “un uovo con due occhi e un naso” con le sopracciglia a forma di falce di luna, e che da giovane doveva essere molto bella mentre il signor Nakano le somiglia solo in parte, con quella faccia quadrata, cotta dal sole, definibile come “un pezzo di sapone scuro con due occhi e un naso”. Antonietta Pastore riesce a trasporre la sensibilità di ogni pensiero dell’autrice attraverso la scelta di termini semplici, periodi che scorrono sereni si avvicendano ad altri quasi ovattati dall’ambiguità dei sentimenti. Piccoli climax guadagnando forza nei momenti in cui si fanno strada tristezza, ironia, frustrazione, rabbia. Poche note esemplificative, molti gesti lasciati inspiegati e avvolti dall’alone magico della ritualità e dalle piccole manie dei singoli personaggi. C’è l’amore timido tra due giovani diversamente emotivi, quello clandestino tra due cinquantenni, ci sono amanti da incontrare nei love hotel, idol degli anni passati immortalate su cartonati a grandezza naturale, foto erotiche nascoste in buste di carta da imballaggio. Ovviamente, siamo pur sempre in mezzo a cianfrusaglie e non possono mancare portacenere, vasi, orologi, cornici e stufe. C’è persino un vecchio condizionatore, un grosso apparecchio antidiluviano molto rumoroso che, come dice il signor Nakano, deve essere sicuramente una donna perché “di punto in bianco si infuria. Te ne dice di tutti i colori. E quando si è sfogato, si calma. Bene, pensi, avrà finito. Invece ti sbagli, tutt’a un tratto ricomincia a coprirti d‘insulti”.