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Le effemeridi

Le effemeridi
Un comunicato del governo britannico ha decretato che il 21 marzo 2013 sarà l’ultimo giorno di vita di ogni uomo. A nessuno è dato di sapere come e perché, ma tutti accettano la notizia. Tara vive a Glasgow con la compagna Patty. Lavora in un club sadomaso e insieme con lei ha messo su un allevamento di bull terrier e rottweiler.  Il loro obiettivo è “portare la razza a livelli di purezza altissimi” affinché i loro amati Dogs siano gli unici a sopravvivere alla Catastrofe. Dopo tre anni è tornata Alice, la sua amante, una ragazza francese capace di regalarle emozioni uniche. Sophie, vittima del rapporto soffocante con il marito Bernard e l’onnipresente famiglia di lui, cresce la figlia Ludivine con un perenne senso di colpa, temendo di trasferirle le sue inquietudini. La bambina adora la zia Alice (la sorella di Sophie) ed è perciò entusiasta di raggiungerla in Scozia per una vacanza nella natura selvaggia. Simon Black ha consacrato la sua vita alla pittura; quando però riesce finalmente a esporre le sue opere nell’East End di Londra non sa cosa farsene dei soldi guadagnati perché non ha desideri al di fuori delle sue ossessioni, le creazioni a cui si dedica fino allo sfinimento. Così invia somme ingenti alla cugina Tara. Scopre poi di avere il cancro, ma l’Annuncio gli restituisce speranza e vigore come se avesse sconfitto la malattia, ed Ecuador, una misteriosa cantante di fado, gli dona passione e voglia di vivere con intensità gli ultimi giorni che restano a lui come a tutti…
“Il più affascinante romanzo sulla fine del mondo”. Così Amélie Nothomb ha descritto l’ultimo libro di Stéphanie Hochet, scrittrice francese acclamata in patria da pubblico e critica. A ben vedere però, tra le pagine de Le effemeridi non si respira un vero e proprio clima preapocalittico. La popolazione, risucchiata in un vortice di violenza, dà sfogo agli istinti più bestiali. Ma i tre personaggi principali (che raccontano ciascun in prima persona la propria storia) vivono l’attesa della Catastrofe senza farne un dramma. Ed è proprio l’assenza di tensione drammatica il punto debole dell’opera. L’autrice sceglie una voce intima per esplorare i loro sentimenti, per scandagliare il complesso mondo interiore di uomini e donne, che, seppur confusi e tormentati dall’orrore di scoprirsi vuoti, si sforzano di andare avanti, recuperare il tempo perso e dare un senso alla vita. La Hochet è abile nel registrare i più impercettibili segnali - sguardi, gesti, pensieri - raccontando i complessi e spesso incomprensibili meccanismi di cuore e cervello. Eppure l’opera non riesce a rapire il lettore con una storia (o sarebbe meglio dire: storie) mai davvero coinvolgente. Non è solo l’Annuncio del governo britannico ad avere contorni fumosi: le trame non sono sviluppate in modo convincente e a volte sono appena abbozzate. Le effemeridi vorrebbe essere un romanzo corale, ma si avverte la sensazione che l’epifania della Catastrofe sia piuttosto un espediente per accomunare i destini dei personaggi, le cui vite sarebbero altrimenti troppo distanti per avere un vero legame. Tara, Sophie e Simon, messi di fronte alle proprie scelte, saranno costretti a sfidare fantasmi e desideri inconfessabili. E tutta quest’angoscia è resa in modo diretto - a volte brutale - attraverso le descrizioni fisiche. Perché in un libro così carico di tensioni psicologiche le pagine più efficaci sono in realtà quelle che hanno per protagonista il corpo, inteso come carne martoriata: il corpo dei clienti del club su cui Tara cammina con i tacchi a spillo; il corpo inerte di Sophie che soffoca nelle coperte il suo “urlo incarnato”; il corpo colpito dalla malattia di Simon che deforma il proprio volto con una gabbia metallica per catturare sulla tela uno straziante grido muto.