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Le erbe della Bibbia

Un libro fondato sulla descrizione di tutte le erbe nominate nella Bibbia, passando dalla lettera A di abete, acacia, aglio, alimo, alloro, aloe, aneto, assenzio e avena alla lettera Z di zafferano, zizzania e zucca; un libro scritto per invitare, al contempo, alla meditazione, perché “la meditazione attraverso lo Spirito può portare a immaginare come si poteva vivere ai tempi dei profeti e al tempo della venuta di Gesù Cristo”. L’erborista e scrittore Bertelli Motta ha scelto l’ambientazione “cum grano salis”: la flora della Palestina è una delle più vivaci ed eterogenee del mondo, sulle rive del Giordano esistono oltre duemilaquattrocento differenti tipi di piante, appartenenti a settecentocinquanta generi differenti. Il saggio è strutturato in circa ottacinque schede, una per pianta, accompagnate da un disegno e dai versetti biblici in cui la pianta viene nominata; per ogni pianta, ricette e potenziali applicazioni terapeutiche; in appendice, una buona bibliografia. “Non sempre curarsi vuol dire bere delle tisane o dei decotti” – spiega Bertelli Motta: “A volte basta sdraiarsi sotto l’ombra di una pianta frondosa per trarne un beneficio non solo del corpo [...] ma soprattutto spirituale”. E così scopriamo che dalla corteccia dell’abete si ricava la “pece di Strasburgo”, una resina dalla quale si estraggono olii essenziali balsamici: “Una delle migliori essenze di trementina, ancora oggi usata per i suoi effetti benefici nella cura della tosse stizzosa, nelle bronchiti”; che l’acacia, cara per una certa arca, è fondamentale per fronteggiare i pollini; che l’aglio è davvero virtuoso, capace di distruggere i batteri nocivi dell’intestino, stimolare il cuore e depurare il sangue, ed è peraltro un valido antinfiammatorio; che l’alimo, nominato in Giobbe, viene usato come nutrimento ancora oggi, dai beduini, perché considerato ricco in minerali, tra cui lo iodio. E ancora: scopriamo che l’alloro, nominato nei Salmi – là dove si parla di un empio gonfio d’orgoglio, “chiomato come un alloro” – è originario della Palestina; l’infuso di alloro è un favoloso carminativo. Non solo: “Le foglie, messe a macerare, sono efficaci per rinforzare i nervi ed eccitare l’apparato digestivo”. È solo l’inizio...

Giuseppe Bertelli Motta, classe 1943, erborista della “provincia granda” cuneese, è impegnato, sin dal 1986, nella ricerca delle proprietà curative delle piante africane ed amazzoniche, confidando possano contribuire a guarire, nel tempo, le malattie “difficili”. Si è dedicato a questo libro con particolare dedizione e tenerezza, per poter dedicare l’opera al suo amico, mentore e sodale Silvio Rossi, erborista torinese; assieme avevano viaggiato per tanti anni, per l’Africa subsahariana e per l’America Latina, cercando piante ed erbe sconosciute, frequentando sciamani e curanderos, nel sogno di individuare nuove terapie. “Nelle svariate esperienze vissute al servizio dei bisognosi” – riferisce nella nota introduttiva – “mi sono sempre richiamato alla cristianità, stella polare dell’agire in ogni istante di vita”. Poco importa, quindi, se i passi biblici scelti non rimangono immediatamente impressi per la scintillante bellezza o per il lirismo: altro è ciò che voleva testimoniare Bertelli Motta. Impresa sentimentalmente riuscita. Da un punto di vista scientifico, l’autore ricorda che i consigli espressi, caso per caso, non devono in nessuna circostanza essere viatico all’abiura della medicina ufficiale; ad essa sempre ci si deve riferire per qualunque genere di patologia. È un’indicazione forse ovvia, ma era opportuno ribadirla, magari a beneficio di quei lettori deboli od occasionali che potrebbero prendere eccessivamente alla lettera delle indicazioni generiche di questo erbario. Il testo era già apparso, in prima edizione, nel 2013.