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Le formiche festanti

Le formiche festanti

Nel suo diario, Katy scrive della prima volta che ha incontrato Blu. L’ha incontrata sul notturno Parigi- Nizza. Erano sedute l’una di fronte all’altra, dal lato del finestrino. Katy ha attaccato bottone con un commento banale sui treni notturni, sulle prime classi. Blu ha risposto qualcosa di non banale e Katy, per qualche strano motivo, ha cominciato a parlare di Nizza, la città in cui è cresciuta e che ora le causa angoscia, poi del suo lavoro di giornalista per il magazine “Grandes Nouvelles”. Blu non ha risposto, fino a quando non se ne è uscita con un commento sul cielo di Nizza, sul suo azzurro, su come la città sia accogliente, dimora di esiliati e artisti. Ha citato Rosa Bonheur, Elsa Triolet, Niki de Saint Phalle e infine Charlotte Salomon. Katy era rapita. E mentre il treno si appresta a portare a destinazione Blu (che in realtà si chiama Suzanne, ma che tutti chiamano Azucena), a Nizza il cantante di strada Gouel siede pigramente al vecchio porto, Alex (o il Principe dei Rifiuti) tenta di scrivere una poesia mentre ammira la città dal Monte Albano. Però non riesce. Anzi, sul suo quaderno ha solo appuntata una frase, la prima scritta appena arrivato a Nizza: “Mi avete reso straniero nel mio stesso paese” ...

Le formiche festanti è il secondo libro della scrittrice e attivista turca naturalizzata francese Pinar Selek che Fandango propone in Italia. Mentre La casa sul Bosforo (2018) è ambientato nel suo Paese natale, ne Le formiche festanti Selek sceglie come sfondo la Francia, in particolare Nizza, senza per questo allontanarsi da temi che le sono affini. All’interno del romanzo emerge prepotentemente la natura sociologica e combattiva dell’autrice, che a una Nizza fatta di yacht, di soprusi e di criminalità organizzata contrappone una rete solidale di “Formiche Paranoiche”. Cioè un gruppo di persone che per motivi politici, economici o personali – “stranieri nel loro stesso paese” – si è trovata a Nizza, cominciando a tessere una realtà alternativa fatta di fattorie biologiche a contrasto delle grandi aziende, trasferimenti di cani maltrattati dai padroni, vendita di frutta e verdura ai più bisognosi. Un lato della città della Costa Azzurra che pochi conoscono. Lasciando intravedere, alla fine, lo scorcio di una lotta più ampia, impellente e quanto mai attuale: fornire appoggio sindacale a tutti i migranti che lavorano venendo sfruttati. Una lettura non semplice ma necessaria, coerente con l’impegno che Pinar Selek ha sempre profuso nei confronti delle minoranze e di coloro ai quali i diritti vengono negati.