Salta al contenuto principale

Le formidabili donne del Grand Hôtel

copertina del libro

Stoccolma, 10 dicembre 1901. Il direttivo del Grand Hôtel è riunito e la tensione è palpabile. I partecipanti, tutti rigorosamente uomini, sanno di dover prendere una decisione che, ormai, non è più rimandabile. Come se non bastasse, la cerimonia per l’assegnazione del premio Nobel inizia tra sole tre ore, e molti di loro devono parteciparvi, certamente non con gli abiti che stanno indossando al momento. Se non altro, tutti i vincitori dell’ambito premio sono stati sistemati nelle quattro suite dell’Hôtel, sfarzosamente arredate, e nessuno di loro pare abbia mosso alcuna lamentela in merito. A quanto pare, si dice che il re non fosse così convinto di conferire dei premi a illustri stranieri proprio nel suo Paese ma, molto scaltramente, i suoi consiglieri sono riusciti a persuaderlo sul prestigio che a lungo andare avrebbe legato il premio Nobel e la Svezia per generazioni. Ma, a conti fatti, gli uomini sono riuniti nel consiglio direttivo non per spettegolare su re, Nobel e i decenni a venire. La realtà è molto più concreta a vicina a loro: il Grand Hôtel sta versando in una gravissima situazione finanziaria, anche a causa degli estesi lavori per la sua ristrutturazione: hanno già sforato il budget di un milione di corone. E, purtroppo, le spese non sembrano ancora terminate. È per questo che i luminari riunitisi stanno cercando di trovare una soluzione. È ormai evidente a tutti che Ehrenborg, nominato da meno di un anno direttore generale dell’Hôtel, non sia in grado di gestire né le finanze né il personale. Ma, allo stesso tempo, non è possibile allontanarlo senza proporgli un impiego alternativo. Ed è proprio in quel frangente che Von der Lancken – vicegovernatore di Stoccolma – ricorda a tutti i convenuti la proposta che il direttivo ha pian piano iniziato a prendere in considerazione: Wilhelmina Skogh. La sua reputazione è impeccabile: severissima, formidabile, garbata, capace, grintosa, lungimirante e con parecchia esperienza nel campo. Anche se, va detto: è una donna…

Ruth Kvarnström-Jones, autrice inglese di nascita ma svedese di adozione, giunge nelle librerie italiane con Le formidabili donne del Grand Hôtel. Si tratta, in effetti, del suo quarto romanzo, ma il primo di una serie dedicata alla città di Stoccolma. La passione per la capitale svedese nasce in Kvarnström-Jones grazie agli studi in storia e cultura scandinava effettuati allo University College di Londra, ed è evidente in ogni pagina di questo romanzo mozzafiato. Basato sulla storia vera di un gruppo di donne che, all’inizio del Ventesimo secolo, sono state in grado di risollevare le sorti del maestoso Grand Hôtel, simbolo della città, questo romanzo è un monumento alla solidarietà e alla resilienza femminile. Per la sua composizione, la Kvarnström-Jones ha effettuato non poche ricerche presso l’archivio dello stesso Grand Hôtel, proprio per essere certa di non tralasciare nessuna delle affascinanti vicende di un capitolo praticamente dimenticato della storia cittadina. Le formidabili donne del Grand Hôtel è un romanzo corale, a tratti anche di formazione, in cui si assiste alla presa di coscienza della propria forza e alla maturazione delle donne svedesi (e non solo) dei primi del Novecento, da sempre relegate a ruoli di secondo piano rispetto agli uomini, considerati storicamente i veri capisaldi della società. La storia è perfettamente ricostruita all’interno del romanzo, tra scioperi che coinvolgono i sindacati di numerose tipologie di lavoratori e l’affacciarsi dei movimenti di emancipazione femminile. Difficile individuare una vera e propria protagonista della vicenda: sicuramente spiccano le figure di Ottilia Ekman, giovane intraprendente e generosa, e della signora Wilhelmina Skogh, una sorta di musa ispiratrice per tutte le dipendenti del Grand Hôtel. Ma, forse, la vera forza del romanzo risiede proprio in questa rete di donne che si supportano a vicenda e sviluppano la propria personalità, come piccole formiche operose sullo sfondo di uno dei più importanti simboli della città di Stoccolma.