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Le foto di mia madre

Le foto di mia madre
Ruth la presentava sempre come 'mia figlia'. A Clara non sfuggiva l’espressione. Da sempre la madre la trattava come sua esclusiva proprietà. Dal giorno in cui le scattò la prima foto, "Clara e la lucertola". Lei aveva solo tre anni, eppure ricorda ancora l’acqua fredda e il sapore sgradevole della lucertola di plastica. Ruth Dunne ora è una famosa fotografa e Clara in quel giorno lontana era diventata il soggetto delle istantanee che avevano portato al successo sua madre. Fotografie contestate per i nudi di Clara. Nudi artistici, ma provocanti. Fotografie che imbarazzano Clara, che diventano sempre più ingombranti nella sua vita, che attirano la curiosità della gente per strada, attirano le domande delle compagne di classe alle quali Clara, che vorrebbe tornare padrona della sua intimità, non sa sottrarsi. Fino al giorno in cui decide di andar via di casa. Quattordici anni dopo riceve una telefonata dalla sorella: Ruth si è ammalata di cancro e sta morendo. Dalla sua casa nel Maine dove vive con il marito e la figlia Sam - che somiglia moltissimo alla bambina che lei è stata e che è ancora ritratta in quelle fotografie - Clara si trova ad affrontare tutto quello che aveva lasciato in sospeso con la fuga...
Un libro che scava all’interno di un rapporto tra madre e figlia controverso e intenso, danneggiato dall’incapacità di Ruth di discernere tra il bene della figlia e il bene della sua arte. Nel suo ritorno a New York Clara deve non solo capire e salvare il rapporto con la madre, ma affrontare anche Robin, la sorella , che ha sempre vissuto con gelosia il tempo dedicato dalla madre alla sorella, sentendosi esclusa come figlia e vivendo quelle fotografie come una palese preferenza della madre per Clara. Dovrà consolidare il rapporto con la piccola Sam, alla quale non aveva mai raccontato nulla del suo passato. Un libro in gran parte femminile, che si snoda tra presente e passato, tra i ricordi degli scatti, delle mostre fotografiche, per poi tornare senza soluzione di continuità al presente e alla malattia. Un libro a tratti tenero e commovente, con una narrazione elegante che non si lascia mai tentare dalla volgarità.