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Le guerre di Cesare

Le guerre di Cesare

Nel 1819 Plutarco non era più in vita ormai da molto tempo, ovviamente. Ma se lo fosse stato non avrebbe esitato ad inserire nel suo Vite parallele un capitolo dedicato al confronto biografico tra Caio Giulio Cesare e Napoleone Bonaparte. Ad esserne convinto è lo stesso imperatore francese che, nell’ora in cui sente approssimarsi il tramonto della sua esistenza, rievoca le tappe trionfali della conquista della Gallia da parte di Cesare come se fosse il compendio testamentario della propria campagna d’Italia. Nelle Gallie il condottiero romano, infatti, condusse le sue battaglie più valorose e strategiche che diedero lustro a lui e consentirono all’impero di allargare oltremisura i propri confini, di assoggettare numerosi popoli e incrementare sempre di più le entrate fiscali provenienti dai territori conquistati. Ogni tappa di tale campagna viene ricostruita in maniera riassuntiva sul piano storico. Ciò che più preme a Napoleone è dedicare spazio ad una dettagliata analisi bellica, presente in coda ad ogni capitolo, capace di mettere in evidenza le strategie, le caratteristiche degli opposti schieramenti, le difficoltà o i vantaggi di volta in volta rappresentate dagli scenari naturali che fecero da teatro di ogni battaglia. L’ammirazione che egli nutre per Cesare è analoga al velato riconoscimento che sembra voler chiedere per sé ai posteri. Anche lo sbarco in Egitto costituisce un tratto in comune tra i due imperatori, ma non tale da meritare altrettanta importanza. È invece sulla “dittatura democratica” del romano che Napoleone preferisce soffermare la propria attenzione, perché in essa egli ravvisa l’antecedente del tipo di potere da lui instaurato e che passerà alla storia come bonapartismo…

Tra le innumerevoli iniziative concepite in occasione della ricorrenza del bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte, ci preme sottolineare quella meritoria della Salerno Editrice, a cui dobbiamo la pubblicazione del presente testo. Ovvero della riproposta al lettore, nella traduzione in lingua italiana moderna di Annalisa Paladino, delle considerazioni che l’imperatore ormai stanco e ammorbato dettò al fedele segretario Marchand sulle imprese belliche di Giulio Cesare. Logorato da problemi di salute e dagli effetti provocatigli nell’animo dalla solitudine sopportata sempre più a fatica durante il periodo di esilio sull’isola di S. Elena, egli ripercorre l’itinerario della sua esistenza alla luce delle imprese compiute dal condottiero romano. La vicenda storica del leggendario progenitore diviene per tale via rivisitazione paradigmatica di un confronto volto a porre enfasi alle tappe della propria e a portare in luce soprattutto gli episodi in rapporto ai quali il francese esce in posizione di vantaggio. Il libro ha il tono carismatico e lucido di una confessione che evoca il passato come un magazzino di eventi utili a definire in maniera puntuale la propria leggenda da consegnare al futuro. Va letto dunque come una sorta di testamento mascherato sotto forma di saggio storico, capace per molti versi di rivelare aspetti assai sorprendenti di affinità e di difformità dei due personaggi storici. Utile altresì nel consentirci di cogliere le mille sfumature della rappresentazione del potere imperiale. Impreziosiscono il volume il cappello introduttivo e un saggio in chiusura firmati entrambi dalla illustre penna di Luciano Canfora, nonché la prefazione redatta da Marchand quando il libro vide la luce per la prima volta a Parigi nel 1836. Insomma, è questo un testo prezioso da leggere e collezionare.