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Le indiscrete

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Tina Modotti, operaia a Udine, appena adolescente emigra da sola in California, dove l’aspetta il padre. Bellissima, lavora come modella e attrice ammirata dal mondo di Hollywood, ma è dall’altra parte dell’obiettivo e in Messico che riesce a realizzare appieno le proprie aspirazioni politiche e artistiche, fotografando il popolo messicano nelle sue tradizioni, nei suoi colori e nella sua fierezza… Anche Dorothea Lange, discendente di emigrati tedeschi, si dedica al popolo, ma a quello impoverito dalla Grande Depressione, ai braccianti che hanno perso tutto e che sono costretti a vivere in baraccamenti o in campi di raccolta in condizioni precarissime… E di lontana origine tedesca è pure Lee Miller, i cui tormenti interiori causati da un abuso subito a sette anni la portano presto a confrontarsi con la crudeltà della vita e a scindere l’amore dal sesso. Il rifugio non è nei rapporti umani, ma nel movimento e nel dinamismo, fino a quello massimo della guerra, a cui prende parte come inviata fotografando gli orrori dei campi di concentramento e dei bombardamenti… Movimentata è anche la vita di Diane Arbus. Diane, che proviene da una ricchissima famiglia, sembra voler interpretare al meglio il ruolo di moglie e madre amorevole, ma presto si rende conto di aver bisogno di fotografare ciò che da solo mai riuscirebbe a emergere, quello che la società “normale” percepisce come imperfezione e anormalità: gli emarginati, i malati e i matti che vede in giro per New York e con cui è a suo agio… Agio che invece a New York Francesca Woodman, talentuosa figlia d’arte e dei musei italiani, non riesce a sentire…

Dopo Le disobbedienti, Elisabetta Rasy torna a dedicarsi alle donne con questo piacevole libro sulle vite di cinque grandi figure femminili che hanno fatto la storia della fotografia del Novecento. Grazie alla sua scrittura avvincente e ricca di dettagli, l’autrice ci introduce nella vita di queste donne fuori dal comune, spesso prima modelle e poi fotografe, desiderate dai più grandi artisti della loro epoca, ma di fatto non incatenabili in rapporti umani stabili ed equilibrati, anzi turbate da moti interiori che in alcuni casi conducono a una brusca interruzione delle loro precarie esistenze. Ed ecco che ci troviamo nel Messico popolare e delle lotte comuniste degli anni Venti fotografato da Tina Modotti; tra i contadini impoveriti che Dorothea Lange ritrae con attenzione materna - quella che non ha saputo dedicare ai suoi figli e che le provocherà rimorsi e turbamenti per tutta la vita - e nei cui occhi legge una voglia di lottare e di dignità pari alla sua lotta contro la vergogna della zoppia; nella violenza della guerra e dei campi di concentramento documentati da Lee Miller o tra gli emarginati della New York in cui vive Diane Arbus; nei musei fiorentini in cui Francesca Woodman crea crude composizioni di cui protagonista è il suo corpo femminile nudo, ancora giovane e forse proprio per questo ambiguo e misterioso. Chiara è l’importanza che queste donne rivestono nella storia della fotografia: grazie alla loro sensibilità prettamente femminile - figlia anche di vite inquiete e difficili, mai calme e serene, ma continuamente alla ricerca di uno sfogo e di una stabilità di fatto impossibile da raggiungere - e al loro sguardo intimo, hanno saputo dedicare attenzione a ciò che non ne aveva mai avuta prima. Una narrazione densa e appassionante, perfetta per scoprire vite incredibili. Peccato che ad accompagnare il racconto vi siano, paradossalmente, pochissime foto.