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Le inseparabili

Le inseparabili

Sylvie Lepage ha nove anni ed è una bambina estremamente tranquilla. Quando era più piccola i suoi parenti asserivano che fosse posseduta dal demonio, ma successivamente gli insegnamenti religiosi e la guerra che aveva vissuto ne avevano modificato il carattere, smussandone i tratti. Nonostante questo cambiamento, però, questa mattina si sente davvero eccitatissima: è il primo giorno di scuola! Indossa velocemente il suo cappottino dopo aver fatto colazione con la zuppa e il pane nero, impaziente che anche le sue sorelle minori siano pronte per uscire di casa. Non vede l’ora di ritrovare tutte le sue compagne, nonostante non abbia granché legato con la maggior parte di loro. Appena accomodata al suo posto, Sylvie nota che lo sgabello accanto al suo è occupato da una bambina che non conosce. Questa si presenta subito come Andrée Gallard, anche lei di nove anni. Finora ha studiato in casa ed è stata costretta a saltare un anno scolastico a causa di una grave ustione, ma è impaziente di recuperare le lezioni perse. Andrée, nonostante la bassa statura, sembra una bambina molto matura per la sua età e la sua parlantina spigliata colpisce subito Sylvie, che si impegna a prestarle il quaderno dell’anno precedente per permetterle di rimettersi presto in pari con le altre compagne. Andrée ha sentito dire che Sylvie è la prima della classe ed è convinta che grazie ai suoi appunti non potrà che apprendere tutto alla perfezione. Mademoiselle Dubois, la loro insegnante, si mostra altrettanto incuriosita da quella bambina con un eloquio rapido e preciso, non impertinente ma nemmeno così appropriato a un rapporto alunna – insegnante. Al termine delle lezioni, la piccola annuncia che tornerà a casa da sola: sua madre ha già avvisato la scuola. Fa parte di una famiglia numerosa e i suoi genitori non possono occuparsi di tutti e sette i loro figli contemporaneamente. Sylvie, impensierita, decide che saranno lei e sua madre ad accompagnarla a casa. Rue de Grenelle, dove abita Andrée, non rappresenta una deviazione rispetto al loro percorso. Sylvie ancora non sa che lei e Andrée percorreranno molto più di un breve tratto di strada insieme...

È difficile descrivere in poche parole la personalità, la vita e le opere di Simone de Beauvoir: è stata una donna immensa, che molto ha lasciato dietro di sé, a partire dall’impronta sul femminismo in Francia e non solo. de Beauvoir è nota in patria e all’estero per le molte opere pubblicate, per il suo pensiero esistenzialista e, non per ultima, per la sua lunga relazione con il filosofo e scrittore Jean-Paul Sartre. Le inseparabili è un romanzo inedito, rimasto nell’ombra fino al 2020, in cui l’autrice riflette su numerosi e toccanti temi nonostante la sua relativa brevità. A dispetto dell’iniziale disclaimer, risulta chiaro fin da subito che le protagoniste dell’opera siano le stesse Simone ed Elisabeth Lacoin, meglio nota come Zaza. L’autrice francese aveva già pianto la prematura morte dell’amica nel primo dei suoi scritti autobiografici, Memorie di una ragazza per bene, edito per la prima volta in Italia da Einaudi nel 1960. L’amicizia totalizzante che lega Sylvie/Simone e Andrée/Zaza è tipica di quell’età in cui il mondo di un bambino è ristretto alla propria abitazione e all’ambiente scolastico. Ciò che commuove, però, è l’attaccamento quasi morboso che Sylvie sviluppa per quella sua nuova amica così diversa da lei per provenienza e tipo di educazione ricevuta, e la sua voglia di proteggere l’amica, facendola diventare il centro della propria piccola esistenza. Il personaggio di Andrée viene dipinto come avvolto da un’aura reverenziale, segno del grande rispetto che de Beauvoir ha sempre nutrito per l’intelligenza e il carattere di Zaza, troppo moderni per i suoi tempi, tanto da venire presto schiacciati da quel conformismo patriarcale che, ben presto, la condurrà alla morte prematura nel 1929. Alla squisitezza di un romanzo così intenso, scritto in uno stile semplice ma raffinato, si aggiungono, alla fine del volume, una selezione di fotografie e lettere di de Beauvoir e Zaza, nonché una riflessione di Sylvie Le Bon de Beauvoir, figlia dell’autrice, che non faticheranno a emozionare tanto quanto il romanzo appena concluso.