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Le isole dei sogni impossibili

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A Rimini, lunedì 24 giugno 1968, Giorgio Rosa - un ingegnere fino a quel momento sconosciuto - tenne una conferenza stampa in cui dichiarò che al largo della costa romagnola, ad appena cinquecento metri dalle acque territoriali italiane, era appena stato proclamato uno Stato indipendente. Uno Stato con una propria moneta, il Milo, una stamperia per l’emissione dei francobolli, un sistema giuridico, una costituzione e un governo formato da una mezza dozzina di ministri. Il nuovo Stato si chiamava Isola delle Rose, anzi Insulo de la Rozoj, perché lo Stato aveva anche una lingua propria, l’esperanto. L’isola l’aveva costruita Rosa stesso. Individuato un punto di basso fondale aveva realizzato una piattaforma che, fra difficoltà finanziarie, intralci burocratici, problemi legali aveva impiegato circa dieci anni per arrivare a vedere la luce. Il primo maggio del 1968 l’isola era ufficialmente pronta, ma il Governo italiano ritenne che, essendo a ridosso della costa romagnola, potesse diventare uno stratagemma per attirare turisti e un modo per i residenti dell’isola per non pagare le tasse. Due mesi dopo la sua costituzione il Governo italiano mandò pattuglie di polizia sull’isola. Le forze dell’ordine ne presero possesso e cominciarono lo smantellamento della struttura… Dall’altra parte della Terra, nel Mar dei Coralli, sorge un arcipelago di isolotti dimenticati e disabitati. Sul più grande di questi nel 2004 sbarcò un gruppo di attivisti australiani per i diritti LGBT che lo occupò. Lo chiamarono il Regno di Gay e Lesbo con regolare dichiarazione di indipendenza, un ordinamento giuridico con una sola norma, quella dell’arricchimento ingiusto. Questo regno continuò ad esistere fino al 2017, fino a quando cioè il governo australiano approvò la legge sui matrimoni omosessuali…

In queste storie si intrecciano gesta di visionari di tutto il mondo che, seguendo i loro sogni giudicati dai più impossibili da realizzare, hanno fondato regni. Le isole descritte sono luoghi dove è possibile realizzare grandi imprese o semplicemente luoghi dove costruire ecosistemi per la salvaguardia del pianeta e governi per i quali non è obbligatorio pagare le tasse. Riccardo Bottazzo, giornalista professionista appassionato di mare e di barche, si occupa anche di tematiche ambientali che lo portano ad abbracciare le battaglie dei popoli lontani in difesa della propria terra. L’autore in questo saggio ha catalogato le isole indipendenti presenti sul globo, un universo di territori che disseminano non solo il pianeta ma anche lo spazio della narrazione, attraverso il sogno, gli ideali di chi le ha pensate e realizzate. Una metafora letteraria dell’isola, un luogo immaginario nel quale nascondersi e dar vita ad un universo possibile. Il libro, arricchito dai disegni di Roberto Bottazzo, è diviso in sette parti e apre con l’Arcipelago degli iconoclasti, una sezione che contiene le vicende di coloro i quali hanno occupato isole o addirittura le hanno costruite, come nel caso dell’ingegner Giorgio Rosa. L’idea di raccontare queste storie, tanto reali quanto folli, ha spiegato l’autore, gli è venuta proprio scrivendo un articolo su L’Isola delle Rose per “Daily Nautica”, in occasione dell’uscita del film su Netflix. Ne è venuto fuori un bel saggio da leggere per scoprire storie spesso sconosciute o dimenticate, storie di inguaribili sognatori di sogni spesso destinati a naufragare insieme alle loro vite, alle loro speranze e alle loro isole.