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Le lacrime delle sirene

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28 luglio 2018. Punta Ligea. La tempesta che ha imperversato per tutta la notte e che ora si è placata è stata violentissima. Lo sguardo di Gaetano Familiari si perde tra le vele strappate, gli scafi rovesciati e i pali storti in un crescendo di angoscia che lo spinge a rivolgere una preghiera, anche se non è certo abituato a farlo. La “Maya” - la sua piccola e compatta imbarcazione con i suoi sette metri di lunghezza - è una delle poche a essere scampata al disastro. Gaetano salta a bordo e, con il cuore colmo di gratitudine, comincia a riordinare i mastelli di rete sparsi ovunque e i cocolli per le seppie. Sono le quattro del mattino quando, con il motore al minimo, può finalmente solcare le acque nere e portarsi in mare aperto. I detriti sulla superficie dell’acqua graffiano la carena. All’improvviso, qualcosa di grosso urta la chiglia e l’imbarcazione fatica a proseguire. Gaetano decide allora che la cosa migliore da fare sia fermare il motore e verificare il volume dell’ostacolo, così da capire come riuscire ad aggirarlo nel minor tempo possibile. Afferra un’asta, nota uno sfascio di legna davanti alla prua e, in mezzo a una totale devastazione, si accorge che galleggia una polena raffigurante una fanciulla a faccia in su, come se stesse rimirando le stelle. Gaetano guarda con maggiore attenzione e riconosce nella statua intagliata nel legno una sirena. In vita sua - e ha quasi ottant’anni - ha visto poche sculture belle come quella che sta lì, davanti a lui. Tira verso sé alcune tavole per avvicinare la polena e portarla fuori dall’acqua. Capisce che per recuperarla occorre tirare a secco anche la tavola alla quale la sirena è inchiodata o incollata. È davvero bella: ha le spalle e le braccia cosparse di piume, fatte così bene da sembrare vere. Un movimento troppo brusco fa scivolare la polena e la coda della sirena scompare nell’acqua nera. Gaetano si sporge più che può e allunga le braccia verso la sirena che ora è immersa fino al petto. La sfiora con la punta delle dita ed ecco che riesce ad afferrarla e a stringere una mano intorno al suo collo sottile. È in quel momento che la sirena apre gli occhi e Gaetano inizia a urlare…

Già con il suo precedente lavoro, il romanzo Le segnatrici, Emanuela Valentini - autrice che vive e lavora tra Roma e Cerva e si occupa anche di book coaching e di editing - ha scelto di indagare l’universo delle credenze popolari, un mondo misterioso e complesso intriso di richiami ai miti e alle storie a volte fantastiche e a volte terribili di un mondo tanto affascinante quanto complesso. Con la sua nuova storia la Valentini prosegue lungo la stessa direzione e conduce il lettore in Calabria, a Scilla, dove il mito e il mistero si incarnano nella figura emblematica della sirena, quell’entità in parte umana e in parte intangibile che da sempre alimenta la fantasia e getta, allo stesso tempo, ombre scure su un’entità dalle mille sfaccettature. Dopo una terribile tempesta, sul pelo dell’acqua, un pescatore scorge una sirena un attimo prima che si inabissi. Quando Stella, la protagonista del romanzo, una sommozzatrice che ha con l’immensità del mare un rapporto di amore e odio - le acque profonde l’hanno privata di un affetto profondo, una ferita mai del tutto rimarginata -, viene chiamata per il recupero, la verità si presenta in tutta la sua crudezza: la sirena altri non è che una bellissima ragazzina, seviziata e mutilata in maniera orrenda al fine di renderla simile in tutto e per tutto alla magica regina dei mari. In questa vicenda di magico non c’è proprio nulla e Stella vorrebbe solo andarsene, insieme alla figlia, a cercare di mettere insieme le tessere di una vita troppo spesso segnata da angosce e ricordi dolorosi. È tutto pronto per la partenza, una nuova destinazione attende le due donne e le loro speranze. Ma il richiamo della verità è troppo forte, così come la sete di giustizia che alberga nell’animo di Stella, che realizza che con il passato occorre fare i conti prima o poi, affrontarne gli angoli bui e percorrerne ogni più piccolo sentiero. E il ritrovamento della giovane sirena in mare è un segno del passato che è tornato a bussare alla sua porta e chiede di essere ascoltato. Una prosa asciutta che non concede sconti, ma sa farsi lirica all’occorrenza; una padronanza magistrale dello “show don’t tell”, che aiuta l’autrice a trasferire sulla carta ogni immagine con un’accuratezza quasi cinematografica. Una lettura intensa, che non dà tregua, spinge il lettore a voltare una pagina dopo l’altra con la stessa emergenza con cui la protagonista della storia desidera riannodare i fili di una matassa contorta, che va assolutamente sbrogliata. Solo così, poi, sarà più facile riprendere il proprio cammino, esattamente lì dove drammatiche contingenze lo avevano interrotto.