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Le lacrime di Borromini

Le lacrime di Borromini

Roma, agosto 1646, Basilica di San Giovanni in Laterano. Francesco Borromini sta al cospetto di Papa Innocenzo X. Insoddisfatto per l'incarico ricevuto a metà piagnucola e si lamenta, invidioso forse della popolarità del Bernini. Vorrebbe restaurare anche il ciborio a baldacchino, ma il Papa gela le sue speranze, obbligandolo a sottostare al suo santo volere. Poco più di tre secoli e mezzo dopo, nel medesimo luogo, viene ritrovato il cadavere del professor Enrico Pasculli. L'uomo, che seduto su di una panca della navata principale sembra composto in preghiera, è morto a causa di un ago infilzato nel cervello. Del caso viene incaricato il commissario capo dell'Esquilino Flavio Bertone, persona schiva e irrequieta. Bertone, però, non ha nemmeno il tempo di cominciare le indagini che il cadavere di Giancarlo Cecchini, assicuratore con un passato nei parà, viene ritrovato assassinato con la stessa tecnica. Cosa avranno in comune le lacrime del Borromini e i due morti assassinati e come mai il caso gli viene tolto e subito affidato ai Servizi Segreti?

Terza opera letteraria di Fabio Bussotti, prima di tutto noto attore teatrale e cinematografico, e terza avventura del commissario Bertone. Ma non è quest'ultimo il solo elemento in comune tra tutte le opere. L'arte pittorica, scultorea e narrativa, insieme a precisi riferimenti storici (in questo caso gli ultimi mesti anni del Borromini), affollano tutte le avventure del commissario, denotando evidentemente una forte passione dell'autore che nei suoi romanzi le riversa, mischiandole al giallo della trama costruita per svelare solo alla fine il movente dei due delitti e il motivo delle lacrime del Borromini. In particolare, poi, in questo libro l'aria di Roma è bollente e densa e i personaggi sono innumerevoli: una piccola folla che, bisogna dirlo, in certi momenti si stenta a tenere a mente.