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Le lettere dello Yage

Le lettere dello Yage

Nella sua fuga attraverso il Sudamerica in cerca dello Yage, William Burroughs passa per Panama (dove acquista da un taxista cocaina adulterata come gli appare tutta la città) e arriva a Bogotà. Qui, quando riesce a tirarsi su dal letto in cui giace per parecchio tempo paralizzato dall’alcool, va all’Università in cui lavora il Dottor Shindler – membro della Commissione Agricola Americana – che gli mostra una pianta e gli dà molte preziose informazioni, sia per trovare lo Yage – la zona più facilmente accessibile è quella del fiume Putumayo che segna il confine con il Perù – sia sui suoi effetti: Shindler l’ha provato ma non ha avuto visioni; i poteri telepatici che dovrebbe infondere, secondo lui, sono pura immaginazione. Gli dà anche una lettera di presentazione per un tedesco coltivatore di vini che vive a Pasto, dove Burroughs arriva dopo essere disceso lungo la cordigliera delle Ande occidentali attraverso le città di Cali e Popayan. Finalmente anche Burroughs prova gli effetti dello Yage. La prima volta, secondo il metodo “Putumayo Kofan” che prevede la cottura per un giorno intero insieme a un’altra pianta detta ololiqui, appaiono dei lampi azzurri e Burroughs scappa fuori dalla capanna dove il brujo ha preparato la bevanda per vomitare all’aperto. Sette anni più tardi, è Ginsberg a raccontare all’amico la propria esperienza personale con la stessa pianta...

L’esilio volontario di William Burroughs – spirito geniale della beat generation – attraverso l’America latina degli anni Cinquanta è davvero interessante. Anche ne Le lettere dello Yage lo scrittore riporta con raffinata leggerezza la propria autobiografica esperienza con sostanze stupefacenti con la lucidità e il distacco di un antropologo. Nel 1953, l’anno in cui è datato l’epistolario, esce Junkie (in Italia La scimmia sulla schiena), il primo successo letterario di Burroughs grazie proprio al destinatario di queste lettere, il poeta Allen Ginsberg, cui lo lega una relazione tanto intima quanto sono certi brani. Lo “sdolcinato” ricordo del rifiuto amoroso avuto quando era ancora adolescente, così come le amare considerazioni su esseri umani di varia tipologia che incontra e che tra le altre cose lo arrestano senza motivo e lo derubano di ogni cosa possieda, emergono insieme alla descrizione accurata delle città visitate, anche allora sconvolte da una guerra civile: “Macoa è in Capo al Mondo. Un punto morto finale con lo sbirro che va in giro e in giro sulla sua motocicletta per tutta l’eternità”.