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Le lettere di Berlicche

Le lettere di Berlicche

Malacoda è un giovane e inesperto “diavolo custode” che durante la sua prima missione sulla Terra intrattiene una corrispondenza con il più esperto e navigato zio Berlicche. Si viene così a conoscenza, lettera dopo lettera, dei progressi e degli errori che il demone compie nella sua opera di dannazione di un giovane. Tra consigli e rimproveri scopriamo, attraverso le parole di Berlicche, i punti deboli del ragazzo e le insidie a cui va incontro (molte delle quali ordite dal buon Malacoda) e si svela l’ordire del cattivo consigliere. In preda allo slancio e all’inesperienza il giovane diavolo vorrebbe che il suo cliente si macchiasse di peccati gravi e irrimediabili; lo zio, invece, lo ammonisce ricordando il valore del dubbio, dell’incertezza, dell’attaccamento ai bisogni corporei, della villania e degli atteggiamenti scostanti e suggerisce al nipote di approfittare dei piccoli tentennamenti e dell’ingenuità del ragazzo per far sì che lui non si accorga di allontanarsi dalla via del Nemico fino a quando ormai non vi sia più rimedio. Ma c’è la guerra, e il giovane muore durante un bombardamento aereo prima che l’opera di Malacoda sia conclusa, e la sua anima vola in Paradiso; così la triste sorte che era riservata al giovane tocca ora a colui che non ne ha consentito la sua dannazione: Malacoda si appresta a diventare “un delizioso bocconcino” per suo “voracemente affezionato” zio...

Il libro, apparso per la prima volta a puntate sulla pagine del quotidiano inglese “The Guardian” nel 1941 e successivamente raccolto in un unico volume l’anno seguente, ha avuto da subito enorme popolarità. L’idea – come ha raccontato in più occasioni C.S. Lewis stesso – è balenata nella mente dell’autore in una mattina d’estate dopo la funzione domenicale e gli è parsa una soluzione “divertente” per dare consigli e suggerimenti ai giovani allontanati dalla retta via dalla guerra e dall’incertezza del futuro. Successivamente è uscito un breve saggio intitolato Il brindisi di Berlicche nel quale l’autore approfondisce alcuni temi fondanti del primo volume. La trovata narrative del romanzo epistolare di formazione (al contrario) è indubbiamente originale e di grande effetto, soprattutto per affrontare temi come quelli della fede, della religione, della virtù e della tentazione, che facilmente possono venire a noia in lettori giovani (e meno giovani). L’ironia con la quale viene descritto l’operato maligno e lo spirito con il quale le debolezze umane vengono descritte sono molto più efficaci di sermoni colpevolizzanti e di nefaste predizioni della sorte dell’anima. Attraverso questa didattica inversa lo scrittore riesce a descrivere quella che dovrebbe essere secondo lui una vita cristiana: di fede e moderazione come di amore e gioia. All’originale struttura si accompagnano uno stile ed un linguaggio scorrevoli e semplici. Di effetto anche le figure di Berlicche e Malacoda, che non sono mai ridicole o eccessive quanto sempre lucide e coerenti nella loro malvagità. Si ha l’impressione che l’autore si sia divertito a scrivere questo libro, impressione invece smentita dalle parole di Lewis stesso, il quale afferma che “sebbene non avessi scritto niente altro con tanta facilità non ho mai scritto con meno divertimento”. Pare anzi che immedesimarsi con un atteggiamento diabolico causasse all’autore una forte sofferenza spirituale. Da questo dolore però è sorto un libro agile e divertente godibile per tutti, non solo per quanti professano una religione cristiana. Si parla da tempo di una versione cinematografica del libro: i diritti sono stati acquistati da Walden Media, la stessa casa che ha già prodotto il primo film tratto da Le cronache di Narnia. Adattare questo scambio epistolare per il grande schermo, mantenendo intatta la sottile ironia, la leggerezza del volume e la credibilità dei personaggi non sarà facile... si vedrà.