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Le lupe di Pompei

Le lupe di Pompei

Febbraio del 74 d.C. Solo pochi anni prima, Timarete era la figlia di uno dei più stimati medici di Afidna, nella regione greca dell’Attica. Oggi, Timarete non esiste più. Al suo posto è rimasta solo Amara, una delle prostitute di Felicio, il proprietario del lupanare pubblico di Pompei. Insieme alle sue compagne Vittoria, Didone, Cressa e Berenice, Amara si trova in una delle vasche delle terme di Vibone. È in attesa dell’arrivo di uomini facoltosi che vorranno intrattenersi e rilassarsi con loro tra un bagno e l’altro. Ma qualcosa va storto e le donne di Felicio vengono cacciate dai bagni, dove restano solo Drauca e le sue compagne, che appartengono a Simone, un altro dei ruffiani di Pompei. Si tratta di un chiaro affronto diretto a Felicio, che non è affatto contento dell’offesa ricevuta e, men che mai, del mancato introito. Amara e Vittoria tentano di spiegare le loro ragioni al padrone, ma da parte sua non rimediano altro che le solite offese e minacce. Felicio, infatti, decide che per dimostrare il loro valore le sue donne dovranno concedersi gratis a Vibone ogni volta che lo desidera. In più, per fargli sbollire la rabbia, devono portargli cinque denari a testa entro il giorno successivo. Le lupe decidono di andare a mangiare un boccone alla locanda del Passero prima di tentare la sorte e dirigersi verso il Foro per rimorchiare qualcuno. Vittoria e Cressa sono le più fortunate e rimediano subito due uomini che, dopo aver finito il pranzo alla locanda, si avviano con loro verso il bordello. Amara e Didone, invece, decidono di tentare la sorte e avventurarsi per le strade della città, nonostante il maltempo. Loro non appartengono a questo mondo. A differenza delle altre, schiave dalla nascita, sono entrambe nate libere e faticano ad adattarsi a questa esistenza di sfruttamento e soprusi. Ma Amara ha uno scopo nella vita: lottare per poter fuggire dalla sua condizione e tornare, finalmente, Timarete...

Primo capitolo di una trilogia ambientata a Pompei durante gli anni che precedono la distruzione della città da parte del Vesuvio, Le lupe di Pompei è anche il primo romanzo dell’autrice inglese Elodie Harper ad essere pubblicato in Italia. La Harper, che ha studiato poesia ed epica latina a Oxford, è stata vincitrice del “Bazaar of Bad Dreams short story competition” nel 2016, su insindacabile giudizio di Stephen King. Le protagoniste del romanzo, Amara, Didone, Vittoria, Cressa e Berenice, sono donne toste e coraggiose. Sono tutte diverse tra loro, ognuna con il proprio bagaglio di esperienze passate e una forte personalità, descritta con tratti rapidi e precisi. Quello che colpisce di più di loro, però, è la generosità e il grande senso di lealtà reciproca, aspetti non scontati se si tiene in considerazione l’ambiente in cui queste donne vivono. Le descrizioni di Vittoria che, nonostante la sua condizione di donna nata schiava e finita a lavorare in un postribolo, inizia la giornata cantando con allegria, poi, sono un ottimo punto di riflessione. La città di Pompei è sapientemente dipinta dall’autrice, che ha trascorso molti giorni nel sito archeologico per studiarne con attenzione ogni singolo dettaglio. Vengono descritte con precisione le strade della città, molto spesso così affollate da rievocare anche nel lettore lo stesso senso di disagio sperimentato dai protagonisti. Gli eleganti affreschi che decorano gli interni delle case patrizie, poi, fanno da contraltare a quelli volgari delle celle del postribolo o ai graffiti sparsi per i muri della città. Il linguaggio usato dalla Harper è volutamente moderno, a tratti anche volgare, e si adatta alla perfezione con l’ambientazione generale del romanzo. Al contrario, la violenza quotidiana cui vengono sottoposte le lupe è sempre e solo brevemente accennata, dal momento che prerogativa dell’autrice non è soffermarsi eccessivamente sui momenti cruenti quanto, invece, sulla forza delle protagoniste di reagire agli stessi. È un romanzo che si legge tutto d’un fiato e, arrivati all’ultima pagina, si rimane non solo con la curiosità di conoscere il destino dei personaggi all’interno della storia ma, soprattutto, quale sorte riserverà loro la Storia.

LEGGI L’INTERVISTA A ELODIE HARPER