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Le madri lontane

Le madri lontane

Sud Italia, Basilicata. Odore di aranci in fiore. Una strada statale dissestata tra campi e capannoni di cemento. La casa di Clea è vicina alla costa, a pochi chilometri da residence bianchi dai prati curati. Clea aspetta sul ciglio della strada. È una donna alta, dalla corporatura forte e dagli occhi stanchi. Oggi ha dormito solo tre ore e a mezzanotte dovrà tornare a lavoro. Clea lavora di notte, raccoglie le fragole con una piccola torcia appesa alla fronte, esposta al freddo e all’umidità. È arrivata in Italia dalla Romania una ventina di anni fa insieme all’amica Viorica. Quando sono partite i loro figli avevano tre anni, li hanno lasciati alle cure delle nonne. Il figlio di Viorica ha raggiunto la madre in Italia a diciotto anni ma è morto in un tragico incidente in motorino. Viorica ha poi avuto un altro bambino, che ora ha nove anni. Quando va a lavorare, deve portarlo da una donna italiana che gestisce un asilo improvvisato per i figli delle braccianti. Il bambino non vede quasi mai la madre. Clea si intristisce mentre racconta la sua storia: lei e Viorica hanno abbandonato i loro figli, sono state costrette a farlo, in Romania non c’era più niente di buono per loro. I numeri confermano la drammaticità del fenomeno. Secondo uno studio di Save the Children Romania, oltre mezzo milione di minori rumeni aveva, nel 2022, almeno un genitore all’estero. Centocinquantacinquemila erano i “senza madre”. Il venti per cento delle donne migranti è occupato nel settore agricolo. Le prime tre destinazioni di chi parte: Italia, Spagna e Austria…

Stefania Prandi, giornalista, scrittrice e fotografa indipendente che da anni si occupa di diritti umani, sfruttamento sul lavoro, violenza di genere e questioni sociali, torna a raccontare in questo intenso reportage il sistema del caporalato, le conseguenze dell’agricoltura intensiva e lo sfruttamento delle donne migranti nei campi italiani ed europei – tra i suoi precedenti lavori, l’inchiesta Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo (Settenove, 2018) e il reportage sulla violenza di genere Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta (Settenove, 2020). Frutto di due anni di ricerca sul campo, dal 2021 al 2023, Le madri lontane accoglie una selezione delle oltre settanta interviste realizzate dall’autrice a lavoratrici, associazioni, psicologhe, storici, sindacalisti, insegnanti tra Sud Italia, Romania, Moldavia, Bulgaria. Emergono testimonianze di lavori dai ritmi estenuanti, malpagati, privi di tutele contro molestie e abusi. Storie di donne – giunte prevalentemente dai Paesi dell’Est Europa – che sopravvivono a fatica, nel rischio sempre più elevato di sviluppare problemi psichici, malattie e disturbi d’ansia. L’autrice sceglie di concentrarsi su un aspetto apparentemente meno evidente ma centrale: le “madri lontane”, donne spesso impiegate in nero nella raccolta della frutta e della verdura che arriva nei nostri supermercati o nel “badantaggio”, costrette a lasciare i Paesi d’origine e ad abbandonare i propri figli. Donne che vivono nel dolore dell’assenza e nel senso di colpa, che si scontrano con l’inesistenza di servizi pubblici di supporto. Una condizione tanto comune da essersi guadagnata un nome specifico, la “sindrome Italia”: l’estremo disagio dovuto all’aver delegato la propria maternità. Ma “se devi mangiare non hai alternative”. I numeri parlano chiaro, mostrando le gravi conseguenze dell’abbandono sulle madri e sugli “orfani bianchi”. La penna di Prandi è puntuale, rigorosa, delicata nel mostrare la sofferenza senza mai spettacolarizzarla. Al resoconto dei viaggi e alle vive voci degli intervistati affianca dati e studi che rivelano i lati più oscuri di un sistema sconcertante, che ci riguarda più di quanto potremmo pensare. “Per comprare il cibo che mettiamo in tavola attingiamo a manodopera a basso costo, disposta a tutto per sopravvivere e assicurare un futuro migliore ai propri figli”. Il progetto ha generato anche una mostra fotografica itinerante, che è stata allestita in scuole, gallerie e sale museali.