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Le mappe raccontano il mondo

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A cosa servono, davvero, le mappe, e quanto raccontano dell’epoca e della civiltà che le ha determinate e orientate? Perché la storia della cartografia può considerarsi alla stregua di un grande racconto di viaggio? In che senso è puntinata di violenze, di politica, di errori, di equivoci? In che modo la cartografia può coincidere con la propaganda, e in quante diverse civiltà è stato così, a distanza di tanti secoli? Perché nella mappa di al-Idrisi, datata 1154, la Sicilia occupa un posto di eccezionale rilevanza e sembra addirittura sovradimensionata rispetto ad altre terre? Cosa voleva significare questa scelta, pensando alla visione del mondo del regno di Ruggero II, tanto tollerante e cosmopolita? E quale fu la sorte del Libro di Ruggero che ospitava quella mappa? In quali manoscritti scandinavi sono restituite le cronache dell’esplorazione e della colonizzazione della Groenlandia e del Canada, e a quale epoca risalivano, davvero? Chi era Erik il Rosso, e perché va considerato letteralmente il pioniere europeo dell’esplorazione dell’odierna America del Nord, circa quattrocentocinquanta anni prima di Colombo? Perché battezzò certe terre “Groenlandia”, vale a dire “terra verde”? Chi voleva coinvolgere e convincere, scegliendo un nome del genere? E perché suo figlio Leif Erikson battezzò “Vinland”, “Terra del vino”, l’odierno Canada orientale? È autentica la mappa del Vinland oggi in possesso dell’Università di Yale? Su cosa si fondano le congetture della sua falsità, e quanto a lungo è stata dibattuta? Quali erano le differenze tra le mappe e le carte nautiche a uso mercantile e militare e le “mappae mundi”, pergamene originate nell’ambito della cultura dotta e clericale? Dove venivano conservate queste “mappae mundi” e quali funzioni avevano, al di là della contemplazione? A cosa serviva l’adozione di colori differenti su queste pergamene? E perché Gerusalemme era, tendenzialmente, al centro delle “mappae mundi”? E quale ruolo giocavano le didascalie che corredavano le carte? Quando e dove nasce la storia del Milione di Marco Polo? Quanto fertile fu l’incontro tra l’illustre veneziano, forse dalmata di nascita, e Rustichello da Pisa? Quanto tempo passò Marco Polo tra i mongoli e cosa significò il suo racconto della Via della Seta? E perché il Milione è così frastagliato da errori, omissioni e miti? E quanto ha influenzato, parecchie generazioni più tardi, un navigatore inquieto e visionario come Cristoforo Colombo? Cos’erano i portolani, e quali informazioni cruciali garantivano ai naviganti? Come venivano disegnati e quando vennero adottati, per la prima volta? Che significa che il lavoro dei mastri cartografi delle nostre Repubbliche Marine era caratterizzato da una certa sobrietà? Quali erano le uniche concessioni ornamentali che si concedevano? Quanto cambiò le cose l’invenzione della bussola, e a chi viene, più o meno correttamente, storicamente attribuita, qui in Europa? Quando nasce la cartografia moderna, e in che senso nasce sulle spalle di quella medievale e antica? E quale fu il primo, vero atlante moderno, e dove venne pubblicato? Perché includeva tanti mostri marini e tante altre creature fantastiche e improbabili? Cosa muoveva gli esploratori, nel corso dei secoli, e quanto c’era di nobile e di sinceramente generoso nel loro sacrificio e nelle loro imprese? Perché nella storia della cartografia ha giocato un ruolo rilevante la segretezza, e addirittura lo spionaggio? E quali furono i tre motori dell’età dell’esplorazione, tra XVI e XVIII secolo, un periodo a dir poco decisivo? E cosa caratterizzò l’era delle esploratrici, e quali furono le principali protagoniste?

A queste e parecchie altre domande risponde l’apprezzabile opera prima di Martina Cera. Pubblicato dalla Cairo, cartonato e con tante illustrazioni a colori figlie di una emozionante e dettagliata ricerca iconografica di Simona Girella, corredato da una buona bibliografia e giocato su un’impaginazione accattivante, Le mappe raccontano il mondo. Storia della cartografia, dalle prime esplorazioni al giorno d’oggi è una godibile lettura, prodromica a tutta una serie di approfondimenti, di vario genere; storici, geografici, politici. Un lavoro del genere sembra destinato, in prima battuta, a quegli adolescenti e a quei giovani ambiziosi che hanno già dimostrato o vanno dimostrando una pronunciata sensibilità per determinate questioni: potrà affascinarli, coinvolgerli e orientarli o disorientarli, da vari punti di vista, contribuendo ad avviarli a un certo genere di cammino. Il disorientamento potrà comunque rivelarsi estremamente fertile e anzi creativo e immaginifico. Al contempo, direi che questo saggio si può considerare serenamente una lettura adatta a un pubblico di neofiti e di curiosi, in genere. Peccato manchi uno strumento basilare e pratico come l’indice dei nomi (bizzarra dimenticanza davvero; si potrà ovviare in una seconda edizione). Chiudo con qualche cenno biografico sull’autrice. Martina Cera, genovese, classe 1994, ha studiato Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali all’Università Cattolica di Milano, interessandosi in particolare all’area MENA (“Middle East and North Africa”). Ha poi ripreso i suoi studi nel 2020, presso l’Università di Pisa; nel frattempo, ha dato vita al progetto di divulgazione multicanale “Un’altra rotta” nel 2018; si è trattato di un lavoro consacrato alla storia della cartografia e dedicato a raccontare il Mediterraneo dal punto di vista dei diritti umani e della geopolitica.