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Le meduse non hanno orecchie

Le meduse non hanno orecchie

È in agosto che tutto inizia ad accadere. Dapprima il mondo comincia a perdere qualche decibel, suoni di fondo, piccole sfumature di rumore, poi il cameriere londinese del bar in cui Louise si è rifugiata quel giorno le porge una domanda che le sue orecchie non riescono a cogliere. Può capitare di perdere il senso di un dialogo in inglese, lingua che peraltro mal mastica, si consola lei. In più da sempre ha problemi d’udito, porta anche un apparecchio acustico: eppure finora se l’è sempre cavata. Ma qualche giorno più tardi, in Bretagna, durante una normalissima cena con un amico d’infanzia, il mondo si spegne di nuovo: la musica che fino a un attimo prima la circondava svanisce e lei riesce a captare solo una parola, l’unico termine a cui appigliarsi per non rendere imbarazzante la conversazione. Perciò non si sorprende quando le viene chiesto di ricoverarsi per un periodo al centro Babinski per iniziare l’iter di esami e test che la porterà ad avere un proprio impianto cocleare, anche se la dottoressa è stata estremamente chiara: il successo non è scontato e il percorso sarà lungo. Uno strano scherzo del destino davvero, trovarsi a cancellare dalla memoria del proprio cervello quell’udire così naturale con lo scopo di apprendere una nuova gamma di suoni, del tutto artificiali. Ma forse quella sarà per lei l’occasione di non sentirsi più sospesa tra il mondo dei sordi e quello degli udenti, finalmente potrà far parte chiaramente di una delle due fazioni, sentirsi normale anche se per far questo deve affrontare il lutto, la perdita consapevole di una parte di sé…

È con assoluta delicatezza che Adèle Rosenfeld racconta il travaglio di Louise nel riacquistare quello tra i cinque sensi che il suo corpo da solo non riesce più a garantirle. C’è una poesia particolare nelle frasi che compongono i brevi ottanta capitoli in cui è scandita la storia: ogni emozione della protagonista è legata a un ricordo del passato, a una parte di lei, a una sua caratteristica che emerge pian piano in quel mare di silenzio in cui è consapevole di stare per tuffarsi. Nell’eleganza maestosa di una narrazione fresca e armoniosa non vengono nascosti né i momenti di sconforto né i timori legati ai medici e ai trattamenti con cui la giovane donna non udente deve avere a che fare. Un viaggio magico e onirico che trasporta il lettore nella vita di chi nel perdere l’udito si trova a lasciare alle proprie spalle anche una parte di sé, sentendosi a disagio, un estraneo in qualunque compagnia. Un primo romanzo affascinante per la Rosenfeld, che si segnala tra le autrici contemporanee più promettenti con la sua capacità di far scivolare sulla carta storie realistiche, in grado di toccare tutte le corde emozionali del lettore.