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Le mie carceri speciali - Il Doge Matricola n. 0040092054

Le mie carceri speciali - Il Doge Matricola n. 0040092054

Inizi degli anni Novanta. Giampaolo Manca è ricercato perché ingiustamente accusato della rapina al treno Venezia – Milano, durante la quale ha perso la vita una giovane studentessa universitaria. Ha deciso di rifarsi una vita e di acquistare una fazenda in America Latina, dove trasferirsi con tutta la famiglia. Dopo qualche mese però arriva una brutta notizia dall’Italia: sua madre si è sentita male e la sua vita sembra appesa a un filo. Giampaolo non ci pensa due volte e si precipita, pur con mille precauzioni, a Venezia. Si sposta quindi a Milano in casa di vecchi amici, in attesa di prendere il primo volo per Montevideo. I telegiornali però continuano a parlare di lui, della rapina finita male e della sua latitanza e quindi decide di sottoporsi a un intervento di rinoplastica e di usare l’alias di Luca Venier. In molti ormai sanno però che lui si trova a Milano e qualcuno tradisce. Il 28 marzo del 1992 Giampaolo Manca riceve una strana telefonata. Gli chiedono di andare a recuperare una valigia da un’abitazione che aveva utilizzato in precedenza come rifugio. Non fa in tempo a uscire per strada che una macchina bianca gli sbarra il passo e immediatamente scendono degli uomini armati. Sono i carabinieri del Ros. Inizia così per Giampaolo Manca una lunghissima detenzione che durerà per oltre trentasei anni, nelle carceri più dure d’Italia...

Le mie carceri speciali è il secondo capitolo della lunga e avventurosa biografia di Giampaolo Manca, ex bandito ed ex esponente di spicco della cosiddetta mala del Brenta. Se in All’inferno e ritorno abbiamo potuto leggere delle imprese criminali di Giampaolo Manca, in questo nuovo volume troviamo il racconto del suo lungo “tour carcerario”, come lo definisce lo stesso autore. Un resoconto di prima mano di uno spaccato di vita carceraria che in pochi conoscono così a fondo. L’autore ha anche avuto modo di conoscere tanti personaggi della storia criminale d’Italia come Marco Medda o Mario Tuti. Interessanti anche le descrizioni della quotidianità di un detenuto o delle attività che possono spezzare la monotonia e ridare dignità. Molto apprezzabile a livello di scrittura e di stile, il lavoro di editing operato dall’autore sul suo testo originale scritto a mano in carcere. La scrittura è diventata ancora più scorrevole e immediata che in precedenza. Una storia vera ma avventurosa come un romanzo che cattura e che fa desiderare di leggere immediatamente i seguiti già previsti.

LEGGI L’INTERVISTA A GIAMPAOLO MANCA