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Le mie due guerre

Le mie due guerre

Mauro Esposito narra in prima persona la propria esperienza a contatto con una realtà violenta e prevaricatrice presente in Piemonte. Narra che suo padre era una persona per bene che immaginava di fargli gestire il distributore di benzina di famiglia. Lui, Mauro, guardava avanti e sognava di fare l’ingegnere. Si iscrissi al Politecnico. Gli anni dell’università furono difficili. Studiava e lavorava per permettersi i piccoli capricci da ventenne che i genitori, per un cavillo burocratico, non potevano concedergli. Difatti il distributore di benzina gestito dal genitore di Mauro restò chiuso per tre anni perché deprezzava il valore di una casa liberty adiacente che si trovava proprio all’ingresso della cittadina di Ciriè, in provincia di Torino. I proprietari avevano delle conoscenze all’interno del comune e del mondo politico, quindi prevaricarono la famiglia Esposito e la ridussero in miseria. Furono tempi difficili per Mauro ed i genitori, perché quella stazione di rifornimento era l’unica fonte di sostentamento dell’intero nucleo familiare. Combatterono dignitosamente con le ferite aperte ma con la schiena dritta ed alla fine dei tre anni ottennero il permesso di ristrutturare il distributore. Gioia, felicità, di nuovo prospettiva. Ma dopo aver iniziato i lavori di demolizione il cantiere fu bloccato. La burocrazia locale sosteneva che lì non sarebbe più stato possibile ricostruire nulla per sopraggiunte normative edilizie. Il padre di Mauro disperato si portava le mani ai capelli e le faceva scorrere fino alle guance ma appena si accorgeva che il figlio lo fissava, con un cenno gli intimava di riprendere a studiare. La frase che l’anziano ripeteva a sé stesso ed agli altri era la seguente: “Si risolverà tutto, figlio mio (…) male non fare, paura non avere”…

Mauro Esposito nel suo lungo memoir edito da La Nave di Teseo mette nero su bianco con tratti partecipati e lucidi quanto in precedenza dichiarato ai magistrati nella veste di testimone di giustizia nell’indagine “San Michele” portata avanti dalla Procura di Torino a partire dal 2015 al fine di smantellare gli intrecci che le cosche mafiose di Crotone avevano realizzato nel territorio del Canavese. L’indagine ha messo a nudo sia l’esistenza di consorterie mafiose di origine calabrese in Piemonte, sia di intrecci politico-criminali finalizzati alla spartizione dei guadagni delle opere dell’alta velocità Torino-Lione. Forte di un’educazione al sacrificio ed alle rinunce, memore dell’ingiustizia subita dal padre quando era studente, da adulto dopo essere stato nominato direttore dei lavori di una costruzione nella cittadina di Rivoli si trova a subire minacce e imposizioni da chi domina di fatto in quel territorio, ben lontano dalla Calabria, tutte le dinamiche economiche. Mauro non si piega al ricatto ed alle provocazioni e denuncia pur esponendosi a ritorsioni e privazioni e di fatto accettando il rischio di non poter lavorare. L’intera narrazione, densa di dati, manifesta la battaglia intrapresa dall’uomo in totale solitudine, per non soccombere alla prepotenza mafiosa e per portare alla luce la verità. Un esempio per tutti di rettitudine e coerenza, in tanti momenti non compresa dallo Stato che per i testimoni di giustizia “vittime” non sempre prevede efficaci tutele.