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Le notti di Mosca

Le notti di Mosca

Il suono delle sirene che annuncia l’inizio e la fine delle incursioni aeree echeggia senza sosta nelle giornate di Urus-Martan, avamposto ceceno nel cuore del Caucaso: il ministro della difesa russo, Vladimir Volkov, sa che piegare i ceceni che rivendicano l’indipendenza dopo la dissoluzione dell’URSS con continui attacchi è strategico per la sua ascesa alla presidenza della nuova Federazione Russa. Del resto l’attuale presidente, Boris Eltsin, di cui si è conquistato la fiducia, non dovrebbe durare a lungo: troppo debole per un popolo che ha bisogno di figure forti al comando, come Ivan il Terribile, Pietro il Grande, Stalin. Al contrario una vittoria su Grozny, “la terribile”, sarebbe un buon biglietto da visita per l’ultimo gradino della sua folgorante carriera. Senza contare che il petrolio sotto il suolo ceceno è una ricchezza a cui non può rinunciare Mosca. Selima, dopo aver visto trucidare il marito ed i tre figli, è decisa ad avere vendetta: nel suo sangue ci sono la determinazione e la forza delle donne cecene, madri, spose, ma anche capi indiscussi di quella società musulmana, patriarcale solo in superficie. Marco, da anni a fianco dei ceceni, non concorda con quella scelta, perché porterebbe ad un inasprimento dello scontro che spianerebbe la strada al fanatismo. E poi sa di amare Selima, anche se nessuno dei due, né lui né la donna, sono pronti ad ammetterlo. Intanto a Londra, la SAS (Special Air Service, corpo speciale britannico) ha messo nel mirino da tempo le manovre di Volkov: sua intenzione, dopo aver domato i ribelli, è quella di assegnare l’appalto del petrolio ceceno ad un oligarca suo fedelissimo. Entra in scena allora Jack McLean, che dismette la sua uniforme e decide, dopo la morte del figlio dato in adozione alla sorella, moglie di un noto avvocato londinese che fra i suoi clienti aveva proprio un oligarca russo, di intraprendere la sua personale battaglia, intrisa di odio e di vendetta. Per questo è pronto a trasferirsi in Cecenia e prendere contatti proprio con Marco, fratello di sua moglie Teresa, vittima dello scontro fra cattolici e protestanti a Belfast…

Enrico Franceschini, oltre ad essere giornalista corrispondente dall’estero per un noto quotidiano italiano, è un apprezzato autore di romanzi che fondono la cifra cronachistica, puntualmente ricostruita, con l’intreccio di vicende che richiamano la categoria poetica del verosimile e ben si radicano in una cornice storica più ampia. Accade anche ne Le notti di Mosca, ennesima puntata dell’autore nei fatti della Russia dei nostri giorni, e più precisamente nello spazio temporale della seconda guerra cecena, con digressioni e triangolazioni spaziali che coinvolgono il Caucaso, Urus-Martan, Grozny, Mosca, Londra, il Kosovo e perfino l’Italia. Le vite di Marco Bassani, giornalista italiano che sostiene la causa cecena, Selima Masdaev, vedova del conflitto a Grozny, Jack McLean, ex agente della SAS britannica, e del ministro della difesa Vladimir Volkov, dietro il cui personaggio si cela probabilmente Vladimir Putin, sono di pura fantasia, ma nell’architettura ad incastro del romanzo è del tutto possibile poterne rintracciare l’esistenza fra chi ha vissuto quei momenti storici concentrati nell’autunno del 1999. Per questo in scena, mossi da odio, desiderio di vendetta, cupidigia di potere e soldi, troviamo spie, passionarie, militari, attivisti, oligarchi, terroristi (anche italiani) e politici. La decadenza e la corruzione della Russia che abbraccia il capitalismo e le attenzioni occidentali per manovrare quelle operazioni. La narrazione di Franceschini consegna al lettore un’interpretazione, del tutto soggettiva dei fatti e delle trame geopolitiche, che però affascina ed avvince, trasformando un semplice romanzo, in un’intricata ed avvincente spy-story.