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Le notti difficili

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Poco prima di dormire, il conte Giorgio Venanzi nota una piccola imperfezione sulla scapola della moglie. Afferrata una lente di ingrandimento, ispeziona meglio: non è un neo e nemmeno un foruncolo. Il giorno seguente, qualcosa di simile spunta sulla parte destra della schiena di Lucina. Sarà una malattia di incerta provenienza? Una stregoneria? Ben presto, tuttavia, quei due brufoletti diventano impossibili da nascondere, soprattutto perché la lieve peluria che li sovrasta cresce, cresce e si trasforma in piume, poi in ali… “Signor Troll, lei è stato condannato a morte. É però mio dovere rassicurarla. Avvertirla cioè come, in un certo senso, si tratti di una condanna più che altro teorica. Teorica, sì. Perché la morte non esiste”. Quando il condannato ascolta tali parole pensa a un macabro scherzo o a un esperimento sadico. Ma le sorprese non finiscono: Fiorella, “sui vent'anni, splendida e procàce”, irrompe nella stanza del boia… Un giovane pittore di ottima scuola ma povero di idee decide di recarsi in una terra remota per interrogare il più potente cervello elettronico del mondo. Al costo di quattrocento dollari potrebbe ottenere lo spunto per diventare un precursore, un genio, persino ricco. Inserisce la richiesta scritta nella pancia della macchina e, dopo due ore di cibernetici e laboriosi rumoretti, questa sforna un cartoncino… In una sera di aprile, sui monti dell'Alta Marna, in Francia, compare una nuvola immensa dal profilo simile a quello del generale De Gaulle. Nel suo lento itinerario aereo, la nube cambia aspetto, fra il solenne e il malinconico, ma sono pochi quelli che se ne accorgono “poiché la stragrande maggioranza degli uomini tiene gli sguardi fissi alla terra e non al cielo”…

La morte non è l'unica frontiera della realtà. Nel frattempo, ci sono anche le notti e alcune sono complicate a tal punto da rappresentare (e sfatare) persino la morte. Le notti difficili è l'ultimo titolo pubblicato mentre Buzzati era ancora in vita, sebbene malato e consapevolmente inguaribile. Apparso nel 1971, si compone di 51 racconti, riflessioni e “fatterelli” che condensano tutti i temi dell'autore bellunese. Prodigi, miracoli (laici), scenari metafisici o surreali, personaggi mai scontati; il tutto scandito dal tempo che scorre e corre verso la fine delle cose, a volte ironicamente (come il destino) altre con insolite svolte e indimenticabili colpi di scena. A differenza di altre celebri antologie buzzatiane (Sessanta racconti, La boutique del mistero), in questo titolo sul giallo e sulla cronaca prevale l'elemento fantastico, simboleggiato dall'oscuro Babau, il cosiddetto “uomo nero”, mostro della tradizione utilizzato per minacciare i bambini svogliati o dispettosi. Dipinto dallo stesso scrittore come una paffuta nebulosa scura che ci osserva - l'illustrazione aleggiava sulla copertina della prima edizione - nel racconto che apre la raccolta continua a perseguitare un adulto, un razionalissimo ingegnere. Se il Babau fosse un personaggio mitologico sarebbe la sintesi di tutte le angosce più irrazionali, ma proprio per questo esorcizzabili, perché “fatto di quell'impalpabile sostanza che volgarmente si chiama favola o illusione”. Ed ecco, allora, la morale di queste favole: “Galoppa, fuggi, galoppa, superstite fantasia. Avido di sterminarti, il mondo civile ti incalza alle calcagna, mai più ti darà pace”. Le notti difficili diventano così necessarie, umanissime, persino dolci.