Salta al contenuto principale

Le ombre

Le ombre

Don Ciccio è morto. Evviva don Ciccio. Postulanti e servi di varia natura fanno la fila per rendere omaggio con la loro pelosa retorica, le loro lacrime artificiali, i visi contriti indossati come maschere a carnevale. Don Ciccio è morto ed è già il passato. Lo era da tempo, anche al presente, mentre la malattia se lo mangiava. Tutti lo guardavano e pensavano al domani, pensavano a quello che sarebbe stato. Il futuro. Il futuro, lo sapevano tutti, aveva un nome ben preciso: Salvo, il figlio prediletto, il predestinato. Saranno sue adesso le mani da baciare. Col senso dell’inevitabile, alcuni già iniziano a rivolgersi a lui con l’appellativo “don”. Salvo è l’uomo giusto, sa prendere le decisioni. Adesso per esempio bisogna pensare ai funerali. Il modo corretto per dare a don Ciccio l’estremo saluto con gli onori che si merita. Non è cosa facile. Bisogna ritornare al sud, percorrere tutto lo stivale per il lungo e ritornare a casa, evitando allo stesso tempo che gli sbirri mettano il naso dove non devono. Impresa complicata, ma non impossibile. Dopo un’attenta organizzazione si mettono finalmente in viaggio, Salvo in testa al breve corteo, e per un po’ sembra che le cose vadano come devono andare. Ma è solo un’illusione. Dal niente esplode il caos, e all’improvviso ogni cosa è circondata dalle fiamme. Salvo vede la morte in faccia, ma non è ancora il suo momento. Qualcuno riesce a sottrarlo dal bacio fatale di quelle lingue di fuoco. Quando si risveglia il mondo è diventato oscuro. E il corpo, adagiato su un letto sconosciuto, viene lenito dal famoso unguento miracoloso il cui segreto è custodito dall’enigmatica Santabella…

Le ombre di Alessandro Zaccuri è un originale romanzo di atmosfera, ben cesellato nelle sue due parti. Dopo un’introduzione à la Mario Puzo in cui la narrazione ruota attorno alla morte di un padrino e alle codificate quante implicite pratiche di successione, la storia subisce un repentino cambio di registro e ambientazione, scivolando verso elementi che sfiorano l’onirico. Salvo - don Salvo - è costretto in un letto, quasi sempre al buio, convalescente in seguito a diverse ustioni che non si sa come vengono tenute a bada da questo miracoloso unguento applicato da Santabella, donna ambigua e misteriosa, depositaria di un sapere popolare tramandato attraverso le generazioni. Davanti a Salvo sfilano i vari personaggi che sembrano entrare in scena come attori su un palco, recitano battute dando vita a un contesto surreale, a volte incongruo, in cui Salvo tenta di orientarsi. Il lettore vede il mondo attraverso i suoi occhi, e vive lo stesso smarrimento, lo stesso frustrato sforzo di capire. Tutti mentono, si intuisce. Ma è una sensazione così impalpabile, così sottile, come quelle immagini all’angolo della vista periferica che svaniscono non appena si tenta di metterle a fuoco. Zaccuri è abilissimo nel dipingere questo sfondo sfocato dove aleggia il mistero, e a tenerci legato ad esso sino a quando arriva l’inevitabile disvelamento, dando vita così a un romanzo insolito e affascinante.