Salta al contenuto principale

Le Ondine perdute

Le Ondine perdute

17 giugno 1906. Milano, vista dall’alto, ha un fascino incredibile. Al pittore Fedele Majeri pare di volare su un tappeto volante, mentre il trenino corre silenzioso sopra le strade e fra i tetti. In realtà, la linea del tram è elevata soltanto di pochi metri – sei o sette in tutto – ma la fantasia di Fedele e la magia che vive in lui lo fanno volare ancora più su. Il treno su cui si trova, affacciato sul predellino dell’ultimo vagone, con i lunghi capelli scuri liberi al vento e gli occhi curiosi che guardano a destra e a sinistra, collega le due sedi dell’Expo, l’esposizione universale che, con l’inaugurazione del traforo ferroviario del Sempione, vuole celebrare il progresso e la comunicazione tra i popoli. In pochi minuti il treno conduce da Piazza D’Armi alla periferia ovest della città, all’estremità opposta e al parco. Sfreccia tra i palazzi signorili e quelli in costruzione nello stile che viene definito “del re Umberto”. Majeri riesce a vedere i sei cavalli in bronzo che stanno sopra l’Arco della pace e proiettano la loro corsa verso il parco del Sempione, così chiamato fin dall’epoca napoleonica. È stato infatti Napoleone a costruire una strada per attraversare la montagna. Lui, in realtà, voleva farci passare i cannoni, ma ora il traforo, con la doppia galleria ferroviaria nella montagna, permetterà una più agevole comunicazione tra i paesi confinanti. Arrivato nei pressi dell’Ospizio dei piccoli Derelitti, Fedele ricorda le immagini che gli è capitato di vedere nello studio di un amico fotografo: fanciulli con l’aria malinconica, in posa insieme ai frati e alla regina Margherita, che scrutano un domani carico di molte domande e ben poche certezze. All’arrivo al parco, Majeri è tra i primi a scendere. Deve incontrarsi con la sua amica, nonché allieva a Brera, Giulia Tirelli...

Il romanzo di Roberta Cordani e Luigi Mignacco – curatrice editoriale la prima, realizzatrice di diverse pubblicazioni dedicate all’arte e alla cultura; sceneggiatore di fumetti il secondo – fa venire una gran voglia di scoprire la città di Milano, ma non solo quella del Bosco Verticale e delle settimane della moda. No. La nostalgia che queste pagine alimenta è quella per le bellezze che se ne stanno, più o meno nascoste, nei diversi angoli della città: biblioteche, palazzi, parchi. O, ancora, quella per la città lombarda di inizio Novecento, nell’anno in cui venne scelta come sede per l’esposizione internazionale. Siamo, più precisamente, nel 1906 e, per la prima volta, gli italiani entreranno in contatto con invenzioni e oggetti che in seguito diverranno di uso comune ma che, in questo momento, rappresentano vere e proprie innovazioni. A muoversi tra cupole, montagne russe, ristoranti, padiglioni vari e gallerie c’è il professor Majeri, che insegna a Brera e dipinge a sua volta. È un insegnante piuttosto atipico, ma capace di rendere ogni sua lezione estremamente efficace: riesce a mostrare ogni opera d’arte sotto una luce tanto intensa da farla sembrare viva. E vive lo sono davvero, a un certo punto, le opere d’arte. Majeri e la sua allieva, Giulia Tirelli, sono accomunati dalla passione per l’arte e dalla capacità di scorgere figure femminili, tanto misteriose quanto affascinanti, danzare sui riflessi dell’acqua. Le donne delle visioni sono Ondine e cercano aiuto da quelle poche persone in grado di vederle, perché capaci di riconoscere il valore della fantasia. Un’avventura che attraversa i confini del tempo e dello spazio, si sposta da Milano a Venezia e a Genova, fino a lambire le coste della Grecia. Un omaggio all’arte e alla forza della fantasia; una celebrazione della potenza dell’acqua e dei riflessi che la attraversano, capaci di far sembrare più prossimo quel che è in realtà molto lontano. Un inno alla bellezza, capace di mostrare appieno il valore dei legami affettivi e portatrice sana del più nobile dei sentimenti: la pace.