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Le opere di Dio

Le opere di Dio

Filippo Mangano è intento a cogliere i piselli con la moglie e il nipote. Quest’ultimo è solo un bambino, ma ha la volontà di lavorare di un uomo e cerca di imitare il nonno in ogni comportamento. In un’annata non proprio clemente, sono la cultura che ha dato i frutti migliori del duro lavoro di questi poveri contadini. Il figlio minore Nino e la nuora, che Filippo chiama la rossa con una nota non celata di disprezzo poiché non ha mai accettato che l’abbia sposata suo figlio maggiore, sono impiegati nella proprietà dei Ceschina. Tra questi ultimi e i Mangano sussiste da tempo un accordo, per darsi una mano vicendevolmente quando sopraggiungono i momenti più impegnativi del lavoro dei campi. È toccato a Nino e alla rossa onorare questo accordo, perché da diversi mesi il marito di lei è stato chiamato dai tedeschi a lavorare nelle fabbriche belliche in Germania. A distanza infuria la battaglia tra gli occupanti tedeschi e gli alleati, che vogliono prendersi il territorio rimasto sotto il governo della Repubblica sociale. Continuare a vivere a pochi chilometri da questo terribile inferno è diventato pericoloso, così al suo ritorno la rossa propone ai suoceri di abbandonare per un po’ di tempo la proprietà, per rifugiarsi con tutte le loro cose sulle colline vicine. Anche Nino e la madre si sono convinti di questa necessità, Effa poi, la giovane figlia, è addirittura entusiasta e propone di spostarsi più a nord. Nessuno dei suoi famigliari lo ha ancora capito, ma in cuor suo la ragazza spera di raggiungere il militare di cui si è innamorata. L’unico che non vuole assolutamente saperne di partire è il capofamiglia. Filippo Mangano è un uomo tradizionale assai cocciuto, estremamente affezionato alla sua proprietà, che è pronto ad affrontare pericoli e a sopportare privazioni pur di finire i suoi giorni dove è nato. La rossa gli promette che si tratterà di un breve spostamento, ma lui non ci crede: non può fidarsi di quella donna che ha portato lo scompiglio nella sua famiglia. I suoi sentimenti sono assai più benevoli verso la figlia Effa, ma da quando la ragazza ha fatto le scuole in città il povero contadino non riesce più a capire le sue necessità, perché è diventata per lui troppo colta e sofisticata. Della condizione creatasi incolpa ancora la rossa, che per prima ha sollecitato Effa a proseguire i suoi studi. Ma in seguito a una lunga discussione, Filippo Mangano inaspettatamente cede: accetterà lo spostamento delle sue cose e dei suoi animali, compreso però il maiale, a suo insindacabile giudizio l’esemplare più bello della zona per le dimensioni considerevoli, che avevano spinto gli altri membri della famiglia a pensare di lasciarlo a casa…

Giuseppe Berto appartiene alla generazione che ha dovuto affrontare gli orrori della Resistenza contro i nazifascisti, di cui fanno parte anche Beppe Fenoglio e Cesare Pavese. Scrittori che hanno vissuto la loro opera letteraria non solo nel suo valore artistico e di invenzione narrativa, ma soprattutto come terapia contro il dolore del ricordo di eventi terribili. Condotto in un campo di prigionia in Texas, l’autore de Le opere di Dio racconta la sofferenza, ma anche l’incontro con altri talentuosi letterati che lo spinsero a dedicarsi alla scrittura, ne L’inconsapevole approccio, che nel volume precede la storia della famiglia Mangano, dove Berto rivisita la sua vita in modo distaccato usando la terza persona. Dalla necessità di superare il difficile periodo storico della Resistenza prende origine la scrittura del Neorealismo, dove personaggi e vicende ideate dall’immaginazione sono però plasmate sul modello della realtà storica, versioni letterarie di quanto accadde nella sua cruda violenza. L’obiettivo per Berto non è solo trovare gli strumenti psicoanalitici adeguati a mettere definitivamente la parola fine su ciò che è accaduto, ma suscitare anche la riflessione del lettore ancora inconsapevole. Ne è un esempio la morte terribile a cui va incontro per salvare il suo amato maiale Filippo Mangano, descritta nei minimi dettagli fino alle mutilazioni che subisce il suo cadavere. Di fronte al succedersi delle ingiustizie la domanda inevitabile è perché? Se la pone la madre di Effa e Nino, una donna che ha strumenti conoscitivi e di giudizio assolutamente limitati, ma sufficienti a capire che non c’è una ragione plausibile affinché le persone debbano soffrire tanto, per poi alla fine sacrificare la loro vita. Persone che non hanno mai avuto pretese, che si sono sempre accontentate del minimo indispensabile, che non hanno mai rifiutato di lavorare senza sosta, adesso sono calpestate ignobilmente. La povera contadina sostiene di non capire cosa conduce alla guerra e al dolore, ma è chiaro che nel suo semplice modo di riflettere sulla realtà, è consapevole almeno che a prevalere sono sempre gli interessi dei più potenti. Berto riesce a costruire una trama fatta di rapporti familiari e di risvolti che interessano il lettore, inserendo tali componenti nel quadro storico della Resistenza. Il suo è un romanzo che ha un indubbio valore conoscitivo a livello storico, ma resta pur sempre un’opera di invenzione, che richiama il lettore a seguire passo dopo passo la famiglia Mangano e i tragici eventi delle persone comuni. Emergono le reali percezioni di fronte agli scontri tra nazifascisti e alleati, ma anche il modo di percepire sempre degli ultimi la presenza dei tedeschi quali padroni su suolo italiano. Questo alternare tra storia e invenzione letteraria è sicuramente l’aspetto più interessante dell’opera di Berto. Scritto nel 1944 durante la prigionia in Texas, Le opere di Dio è stato pubblicato per la prima volta nel 1948. Si tratta del primo vero romanzo dell’autore, che in precedenza nel suo narrare aveva sempre cercato di mantenere i toni della scrittura giornalistica. Il successo dell’opera fu tale, da farla comparire tra i titoli selezionati per il premio Strega.