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Le ore piene

Le ore piene

Al mattino, quando apre gli occhi, ha sempre la sensazione di essere in ritardo per qualcosa, ma si tratta di qualcosa che non ricorda. Si mantiene facendo traduzioni e revisioni, ogni tanto si occupa dei cani dei vicini che non hanno tempo di farlo, ma ha sempre del lavoro arretrato. Tra poco più di sette mesi compirà quarant’anni e sente che sta invecchiando, nonostante in bagno abbia messo una lampadina con una luce più bassa che non le consenta di vedere i cedimenti del suo corpo. Va in palestra diverse volte ogni settimana e mangia cibi freschi e poco conditi. Ogni tanto beve troppo, per lo più vino bianco di scarsa qualità acquistato al mercato. Le piace un ragazzo che abita nel suo condominio - venticinque anni circa, vive con i genitori - ma lo ha appena visto, dalla finestra, attraversare il cortile con una valigia, salire su una jeep e baciare con passione la ragazza alla guida dell’auto. Allora cerca di consolarsi con il fondo di una vaschetta di gelato, ma è troppo dolce. Si sciacqua la bocca nel lavandino, prende il suo portatile e si reca nella sua stanza, si posiziona seduta sul letto e apre internet. Ha già scaricato un paio di applicazioni relative a siti di incontri e curiosato tra i vari messaggi. Finalmente si decide e apre un suo profilo, caricando una foto in cui è senza trucco ed ha i capelli legati. Navigando tra i profili dei maschi le facce, dopo poco, le paiono tutte identiche, finché una foto in particolare attira la sua attenzione. Si tratta di un disegno stilizzato che rappresenta due mani unite tra loro all’altezza dei polsi da un nastro. Il profilo appartiene a P., 31 anni, master. La foto le piace, le provoca una strana sensazione all’altezza dello stomaco e decide di inviare un messaggio di saluto a P. La risposta di P. è un autoscatto davanti allo specchio del bagno: occhi e capelli neri, mani piccole e muscoli appena accennati...

È Roma, la grande città, mostrata sempre un po’ in penombra, lo sfondo sul quale la protagonista del romanzo breve di Valentina Della Seta - giornalista classe 1974, scrive di letteratura, cinema e costume per “Il venerdì di Repubblica”, “Icon” e “Rivista Studio” - si muove, lenta e apatica, oppressa dalla sensazione di non contare nulla o quasi. Il grande dramma è vedersi invecchiare, notare le crepe e le ammaccature del corpo e aver paura di perdere la bellezza e di non avere più occasione di seduzione. Il corpo come misura del proprio valore, quindi. Indolente e quasi rassegnata, prova ad assecondare l’esigenza di mostrarsi viva ad ogni costo ed è proprio questa necessità a spingerla verso P. - conosciuto grazie ad un sito per incontri - giovane vigoroso che rappresenta il piacere sessuale, anche fuori dai soliti schemi se vogliamo, e sa riempire i vuoti della protagonista. Ecco allora che le sue ore vacue e insapore si riempiono e ci sono, forse, i presupposti per ristabilire i cardini di una relazione sessuale, sentimentale e, magari, anche affettiva. La protagonista - a cui volutamente non viene attribuito un nome, proprio per permettere a ciascun lettore di riconoscersi nel vuoto che si annida nella sua anima - vive un’esperienza che sembra quasi spirituale e cerca nell’altro un risanamento delle proprie lacerazioni interiori. Un romanzo che fa dell’attesa il proprio fulcro e che regala pagine asciutte e scevre di qualsiasi fronzolo, parole dosate e prive di morbosità; pochi dialoghi, momenti di intenso trasporto alternati ad improvvisi passi indietro, che rendono ancora più confusa la protagonista, indecisa tra il desiderio di essere la sottomessa al suo dominatore o la tenerezza di un rapporto in cui due corpi si incastrano e aderiscono perfettamente l’uno all’altro. Un libro coraggioso e crudo, in cui si racconta il timore della routine e l’abitudine alla solitudine, la paura dei giudizi e il desiderio profondo di rivincita del proprio sentire nei confronti del corpo.