Salta al contenuto principale

Le parole dell’amore e della sessualità nel mondo greco e romano

Le parole dell’amore e della sessualità nel mondo greco e romano

Esiste una frattura fra la sessualità maschile e femminile così come lo psicoanalista Massimo Recalcati ha sottolineato nei suoi libri riprendendo il pensiero di un altro grande psicoanalista, il francese Jacques Lacan. Secondo questi autori c’è differenza nell’uomo e nella donna nel rapportarsi alla persona amata in quanto il desiderio femminile, a differenza di quello maschile, non è attratto dall’oggetto feticcio ma dal bisogno di essere desiderata. La donna punta a unire l’amore al godimento, il nome al corpo. Il poeta Tito Lucrezio Caro, seguace dell’Epicureismo, propone emblematicamente il significato simbolico che viene dato al rapporto sessuale e cioè: a differenza di ciò che avviene per il cibo o per le bevande che vengono assorbiti dal corpo, l’amplesso non fa incorporare l’altro e, anche se i due amanti possono mescolare i loro fluidi e avvilupparsi, è tutto inutile in quanto non riescono a fondersi e diventare un unico essere. Scrive Platone che se Efesto, il fabbro dio del fuoco e delle fucine, apparisse agli amanti e chiedesse loro se desiderino fondersi quelli assentirebbero. Secondo la narrazione di Aristofane nel Simposio, in origine gli esseri umani avevano quattro braccia, quattro gambe e due facce all’opposto su di un’unica testa e quando avevano bisogno di muoversi in velocità rotolavano come una palla. Zeus per controllare le pretese di perfezione di queste creature sferiche decide di dividerle in due chiedendo ad Apollo di girare le loro teste in modo che si guardassero di fronte. Gli esseri così scissi sentono da subito una mancanza dell’intero e vanno cercando la metà perduta per fondersi con quella. Zeus impietosito inventa allora l’unione sessuale ed è per questo che ognuno si muove in quel modo alla ricerca di quella unità. Questo mito si è prestato a tante interpretazioni, basti pensare all’allegoria coniugale della mezza mela che completa, ma come nota Eva Cantarella nell’antichità la morale sottesa a tale mito era di tutt’altro genere: le donne che cercano altre donne sono etairistriai, parola che indica donne attratte da donne, ma gli uomini che cercano altri uomini sono i migliori fra gli individui di sesso maschile. Essi esprimono al meglio la loro virilità. Nell’antica Roma così come ad Atene esisteva un manufatto in pietra o metallo recante i nomi dell’ospite e dell’ospitato che veniva spezzato in due parti. Era valido come segno di riconoscimento, la metà di una tessera serviva per identificare l’altro in caso di ospitalità e l’autenticità era provata dal combaciare perfetto delle due parti che serviva a riformare l’intero. Il bisogno di coinvolgimento quindi coinvolge i rapporti amicali ma anche i rapporti con l’altro in generale, c’è sempre una necessità di completarsi nel rapporto con l’altro, è solo una differenza di intensità...

Il tema vastissimo della sessualità nel mondo greco e romano viene affrontato da Fabio Gambetti, laureato in filosofia, pedagogia e psicologia con una specializzazione in psicoterapia, con l’aiuto di discipline quali la filologia, la linguistica, la psicologia e la sociologia, la filosofia e l’antropologia. L’autore ci fa scoprire con maestria l’origine dei termini della sessualità e dell’amore partendo dal mondo greco e romano con uno sguardo anche ai periodi successivi. Il libro è molto ricco di citazioni e immagini interessanti e l’obiettivo di cercare significati differenti esplorando le diverse posizioni sull’argomento dei vari autori citati senza esprimere giudizi ha portato all’individuazione di un elemento fondamentale nel tema dell’amore e della sessualità che è quella del desiderio. Il mistero di una parte importante della vita viene riassunta sul finale da una breve frase che Sofocle fa pronunciare ad Antigone: “Basta con l’odio! È l’amore che mi viene naturale”.